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ultimo aggiornamento 09/07/2016
FORMAGGI. Nei primi sei mesi 2016 la cooperativa scaligera tocca un giro d'affari di 64,8 milioni
Agriform, l'export vola oltre 50% delle vendite
La cooperativa veronese Agriform (ma a maggioranza Latterie Vicentine e Lattebusche) nel primo semestre del 2016 mettono in risalto la sua vocazione ad esplorare e a potenziare il business in nuovi mercati oltre frontiera. Le vendite al 30 giugno ammontano a 64,8 milioni. «Il mercato interno», commentano il presidente Domenico Basso e il direttore Nisio Paganin, «soffre la concorrenza sempre più aggressiva, specie nel canale discount e il ristagno dei consumi, in un quadro ormai maturo e particolarmente concorrenziale». L'export al contrario (32 milioni) registra un incremento del 3%, ed è in controtendenza rispetto al resto del comparto, che registra un rallentamento anche delle esportazioni dopo un lustro di crescita costante. La crescita dell'export è trascinata dal Parmigiano (+22 %), ma bene anche i dop veneti: Asiago pressato +26%, Asiago stagionato +18%, Piave +16 %, Montasio +30%, anche se con volumi relativamente modesti, ma significativi. «L'azienda», spiega Paganin, «sta intensificando le attività promozionali, soprattutto nel Nord America, e il secondo semestre, già da luglio, registrerà un ulteriore impulso di vendite, in alcune primarie catene Usa_ L'esportazione è destinata a superare ampiamente il 50% del fatturato. Un fatto storico e straordinario se pensiamo che solo pochi anni fa sarebbe stato impensabile per un Paese come il nostro, notoriamente deficitario e cronicamente sbilanciato nell'import di latte e formaggi dal Nord Europa». Gli Usa si confermano il Paese di maggiore importanza (12,6 milioni) con un fatturato in crescita del 14%, e con ordini in previsione del secondo semestre in ulteriore aumento. Seguono Germania, Canada e Svizzera, anche quest'ultima in forte crescita (+ 23%). «Sono Paesi», ricorda ancora il direttore, «con grandi potenzialità, nonostante sia ormai evidente che la tendenza al protezionismo stia prevalendo sulla ventata di globalizzazione, sogno accarezzato negli anni '90. Con gli Stati Uniti il rapporto è davvero molto stretto. Gli americani amano davvero il nostro Paese e tutto ciò che è made in Italy. La loro forza economica offre garanzie di crescita interessanti. I prodotti Agriform sono ormai sugli scaffali di quasi tutte le catene. Con il Canada - il Paese più protezionista del mondo - si apre uno scenario del tutto nuovo, dopo gli accordi Ceta, che prevedono, tra l'altro, un incremento consistente (17.000 ton) di maggiori quote destinate all'importazione dei formaggi europei. Vedremo». Con la Svizzera, in particolare, Agriform ha siglato da poco un accordo con la più importante catena del Paese, che prevede una partnership molto stretta e l'esclusiva per Agriform di fornitura per tutti i formaggi italiani Dop. «Ma la nostra attenzione», sottolinea ancora Paganin», rimane alta anche in tutti gli oltre 50 Paesi in cui siamo presenti: dall'Australia al Messico, dalla Corea al Cile, solo per citarne alcuni, ma anche ín Libano e negli Emirati Arabi; persino in Islanda, dove il fatturato, confrontato con la popolazione residente, è di tutto rispetto. È un impegno costante e giornaliero, fatto non solo di rapporti commerciali, ma di lotta con i dazi, la burocrazia, i certificati, le etichette e le mille altre differenti pretese che ogni singola dogana propone a difesa dei propri confini». La qualità del prodotto e del servizio è la ricetta numero uno per vincere sui mercati ma è solo un prerequisito. E non basta. «Le prospettive», dice ancora, «ci incoraggiano a proseguire su questa strada, che di sicuro offre ai nostri allevatori maggiori garanzie di affrancamento da un mercato (interno) sempre più asfittico e in balia della speculazione». Bisogna guardare avanti. Intuire le nuove tendenze del consumatore. Possibilmente anticiparle, interpretando i segnali che ci provengono dalle nuove generazioni. «È per questo, per esempio, che stiamo lavorando», conclude Paganin, «per implementare un progetto di attenzione al benessere animale e alla sostenibilità ambientale. Non è un percorso facile, né breve, perché comporterà un cambiamento nella mentalità dei produttori, oltre che investimenti materiali per adeguare le strutture. Ma siamo sicuri che il consumatore lo apprezzerà».

Da L'Arena, 27 Dicembre 2016

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