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ultimo aggiornamento 07/17/2014
Nei primi sei mesi del 2014 il Gruppo Italiano Vini rifocalizza le proprie strategie
Giv: più attenti ai mercati e il fatturato sale del 4%

Consolidare produzione e vigneti migliorare qualità ed efficacia commerciale. Obiettivo: assorbire i rincari di uve e materie prime. Un Gruppo italiano vini sempre più attento ai mercati senza però dimenticare il ruolo da protagonista sullo scacchiere Veneto e del Nordest. E l'altra linea strategia è quella del consolidamento del gruppo in termini di produzione, sia sul versante dei terreni coltivati che delle cantine. Le mosse del consiglio presieduto da Corrado Casoli e del direttore generale Davide Mascalzoni sono ben precise: datala stabilità dei consumi mondiali non servono più vigneti (il Giv di vitati ne ha già 1.340 ettari ) e cantine (sono ancora 15) ma piuttosto occorrono una politica di costante miglioramento della qualità e una strategia commerciale, mirata a favorire il riposizionamento del vino italiano (e del Giv) nel mondo.
Ne deriva che, al momento, l'emiliana Cavicchioli (stanno ormai per essere completati i lavori di ricostruzione della cantina post terremoto) e la veronese Bolla, sono le ultime acquisizioni. Due marchi di grande nome e che stanno dando le maggiori soddisfazioni nel mondo (primo e secondo come fatturato di gruppo) vicino allo «storico» Folonari. Invece si prosegue nello sviluppo commerciale con grandi soddisfazioni come Carpenè Malvolti, per l'Italia, e, per il mondo, Monogram in Franciacorta e Bellei (spumante metodo classico) che servono per rafforzare il fatturato. «Senza però dimenticare altri accordi commerciali possibili», dice Mascalzoni, «per marchi prestigiosi in aree come la Sardegna o in Campania. Quindi dove non siamo presenti con la nostra produzione». La scelta perciò è di ampliamento della gamma di prodotti, per coprire tutta l'Italia con un deciso riposizionamento verso i valori più alti, quindi, e Davide Mascalzoni, direttore generale del Gruppo Italiano Vini rafforzamento sui mercati tradizionali dalla Germania al Nord America (dove si registra una frenata di Amarone e Valpolicella, a fronte degli exploit del Ripasso), insistendo con la Cina, malgrado una leggera flessione, convinti ancora che sarà uno dei nuovi mercati «veri» per il vino italiano. Chi esporta già, come Giv, in 85 paesi (dove assommano il 73% del fatturato) deve solo consolidare e cercare di fare nuove proposte, sperando che il gioco tra produttori italiani sia corretto e non si punti solo ai volumi e, quindi, rischiando fortemente di rovinare il nome dei nostri vini con quotazioni irreali. D'altra parte la prudenza è necessaria anche a fronte di un 2014 cominciato con difficoltà- per gli aumenti dei prezzi imposti da quelli delle uve e del vino, non sempre assorbiti bene dai mercati - ma che si è ripreso bene e chiude con un semestre buono: in salita del 2% in volumi e del 4% in fatturato rispetto ai 221 milioni finali della capogruppo nel 2013 (348 milioni era il consolidato). I mercati sembrano avere assorbito gli aumenti derivati dall'importante incremento delle materie prime. Ma certo è che anche il cambio dollaro euro non aiuta ad adeguare i listini e il mercato interno, sempre sul filo del rasoio, non presenta ancora prospettive positive, malgrado il buon andamento del turismo che fa da apripista a possibili sviluppi soprattutto nei Paesi dell'Est Europa ." F.R.

Da L'Arena del 17 luglio 2014

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