Contatti

Centro Studi

tel. 045 8099484
fax 045 8041654
centro.studi@confindustria.vr.it
Percorso: Home > Dati e scenari
Home Page
ultimo aggiornamento 04/04/2016
Scenari Economici - n. 23
Al giro di boa di metà 2015 lo scenario globale si presenta ancora propizio per l’economia italiana, nonostante il marcato rallentamento nella domanda mondiale e l’incombente minaccia del fallimento greco.


Potenti venti favorevoli continuano, infatti, a soffiare. La svalutazione del cambio dell’euro, la forte riduzione del costo dell’energia, l’ulteriore diminuzione dei tassi di interesse e il rafforzamento della domanda interna nel resto dell’Eurozona (beneficiaria essa stessa dei medesimi fattori esterni) forniscono una forte spinta al PIL.

La propulsione è una tantum e non modifica la posizione competitiva del Paese. Ma i fattori che la compongono non faranno retromarcia tanto presto.

Il mercato del petrolio rimarrà con un ampio eccesso di offerta che limiterà il recupero del prezzo, se addirittura non lo riporterà verso i minimi osservati all’inizio del 2015. La pressione al rialzo sul dollaro continuerà a essere esercitata dalla superiore performance dell’economia USA e dalla prospettica divaricazione nei tassi di interesse. Gli acquisti di titoli da parte della BCE manterranno basso il costo del denaro
nell’Eurozona, la cui crescita proseguirà ai ritmi correnti.

Tuttavia, nel contesto internazionale ci sono evoluzioni meno positive dell’atteso. Lo slancio delle maggiori economie è diminuito, frenando molto il commercio mondiale, mentre la questione greca genera onde destabilizzanti, con molteplici conseguenze difficili da calcolare (<acque inesplorate>, le ha chiamate Mario Draghi).

Il rallentamento globale che si è verificato all’inizio dell’anno ha essenzialmente natura temporanea. Nel primo trimestre le avversità meteorologiche, gli scioperi portuali e l’impatto del crollo delle quotazioni petrolifere sull’industria estrattiva hanno fermato la ripresa negli USA; nel secondo si sono già moltiplicati i segnali di riavvio, anche se non tambureggiante.

Contemporaneamente il crollo degli introiti dall’export di energetici e altre materie prime ha colpito la domanda interna di alcuni importanti paesi emergenti, con ripercussioni sugli scambi commerciali che verranno gradualmente riassorbite.

La battuta d’arresto si innesta, però, sulla tendenza di lungo periodo di minor dinamismo dell’economia mondiale che è dovuto a fattori demografici e tecnologici e alla diminuzione della crescita potenziale causata dalla crisi (via minori investimenti e depauperamento del capitale umano).

In aggiunta, alcuni grandi paesi emergenti sono entrati in una nuova fase di sviluppo, inevitabilmente meno tumultuosa. Questo non significa che sia in atto un’ideale staffetta, con il passaggio del testimone della crescita mondiale ai paesi avanzati: la quota degli emergenti sull’aumento del PIL globale rimarrà saldamente sopra il 70%.

Le proiezioni del CSC incorporano questi più deboli trend, per i quali il rischio rimane al ribasso. Non includono, invece, le conseguenze immediate (distinte, cioè, da quelle di lungo termine per l’Unione europea) di un esito negativo delle trattative sul rifinanziamento del debito pubblico greco; perché non sono quantificabili e perché si ritiene che possano essere prese opportune misure per arginarle; il contagio non può certo essere escluso e farebbe deragliare l’economia dell’Euro area.

Tassi, cambio e prezzo del petrolio bassi e riaccelerazione del commercio mondiale hanno un impatto potenziale complessivo sul PIL italiano che, secondo le stime CSC, è pari a 2,0 punti percentuali nel 2015 e ad altri 1,2 punti nel 2016.

Allegati

SEgiu15 (file .pdf - 2616Kb)
Contatti

Centro Studi

tel. 045 8099484
fax 045 8041654
centro.studi@confindustria.vr.it