La Legge Regionale n.8 del 4 aprile 2003, come modificata dalla Legge Regionale n.5 del 16 marzo 2006, ha disciplinato l’attività dei Distretti produttivi nelle aree e nelle specializzazioni merceologiche dove vi sia un significativo numero di unità locali che operano all’interno della filiera, non inferiori a 100 e con un numero di addetti complessivo non inferiore a 1000.
Queste aziende, aderendo al Patto di Sviluppo Distrettuale, possono, senza alcun obbligo o impegno di natura giuridica o economica, contribuire, con la loro sottoscrizione, a costituire uno strumento di politica industriale che prevede finanziamenti, da parte della Regione Veneto, di iniziative e progetti infrastrutturali, formativi e informatici che consentono di promuovere adeguatamente i prodotti sui mercati sia nazionali che esteri. E’ facile intuire che tale opportunità sia da valutare con la massima attenzione. Ed è necessario agire con la massima tempestività per poter, fin dall’inizio, promuovere la nascita dei Distretti che vedano il settore industriale, con le sue esigenze, adeguatamente rappresentato.
Il Distretto produttivo è un’opportunità da cogliere
Un numero sempre più ampio di funzioni vengono oggi delegate alle Regioni, compresi gli interventi di politica industriale quali la promozione, il sostegno ed il finanziamento all’impresa.
Cos’è il Distretto produttivo secondo la Legge Regionale?
- Il Distretto produttivo è una realtà caratterizzata da almeno 100 imprese e 1000 addetti appartenenti al medesimo comparto o filiera produttiva.
- Il Distretto produttivo è espressione della capacità di un sistema d’imprese e di istituzioni locali di sviluppare una progettualità strategica che si esprime in un “patto di sviluppo locale” redatto e gestito da un soggetto locale, quale per esempio i Comuni e l’Associazione degli Industriali della Provincia di Verona.
- Il Distretto produttivo beneficia di politiche di sostegno economico da parte della Regione per interventi di:
- opere ed infrastrutture legate all’ambiente;
- attività di ricerca industriale e di sviluppo pre-competitivo;
- realizzazione di banche dati ed osservatori permanenti concernenti l’offerta e la domanda di materie prime, prodotti, macchinari, attrezzature, servizi, personale;
- realizzazione di servizi informatici destinati a fornire alle imprese informazioni di mercato, produttive e tecnologiche;
- allestimento di temporanee esposizioni dimostrative di macchine, attrezzature, prototipi con elevato contenuto tecnologico;
- promozione commerciale anche mediante l’organizzazione e la partecipazione a manifestazioni fieristiche, azioni pubblicitarie, studi e ricerche di mercato.
Far parte di un Distretto produttivo per un’azienda significa:
- far parte di una realtà riconosciuta e tutelata da parte della Regione, della CCIAA e degli Enti economici;
- cogliere opportunità che altrimenti non sarebbero possibili;
- beneficiare di interventi anche finanziari.
Che cos’è il metadistretto ai sensi dell’art.3 della Legge Regionale n.5 del 2006?
Il metadistretto è un distretto produttivo che si caratterizza per una estesa diffusione della filiera sul territorio regionale, esso è uno strumento strategico per l’economia della regione.
Per essere riconosciuto dalla regione il metadistretto deve avere le seguenti caratteristiche:
- tutti i requisiti del distretto;
- un numero di imprese locali produttive non inferiore a 250;
- un numero di addetti non inferiore a 5000.
Che cos’è una aggregazione di filiera ai sensi dell’art.3 della Legge Regionale n.5 del 2006?
L’aggregazione di filiera è espressione della capacità di un insieme di imprese di sviluppare una progettualità strategica comune. L’aggregazione richiede una intesa tra imprese in un numero non inferiore a 10, riferibili ad una medesima filiera o settore produttivo. Nell’aggregazione di filiera non possono partecipare più del 30% di imprese sottoscrittrici di un patto di distretto. |