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Internazionalizzazione
ultimo aggiornamento 09/30/2021
Ottobre 2021

Partendo dalla Rassegna Stampa quotidiana a cura della Delegazione UE di Confindustria, ogni mese facciamo il punto sui principali temi trattati in Europa di significativo impatto per le imprese italiane. Desideriamo fornire una chiave di lettura per interpretare i trend comunitari e le indicazioni strategiche di Bruxelles, per cogliere al meglio le opportunità derivanti dall’integrazione europea comprendendo gli scenari che si prospettano all'orizzonte.


Prezzi dell’energia >>>
Il 26 ottobre si è tenuta una riunione straordinaria dei 27 ministri dell’Energia dell’UE per discutere possibili strumenti per attenuare gli effetti dell’impennata dei prezzi dell’energia.

Jernej Vrtovec, ministro delle Infrastrutture della Slovenia che detiene la presidenza di turno dell'Ue, al termine del Consiglio straordinario dei ministri dell'Energia ha affermato: "Non è emersa una posizione consensuale circa gli interventi che vanno applicati a livello Ue. Un approccio comune è necessario. Il consiglio dei ministri dell'Energia di dicembre sarà un appuntamento fondamentale e potrà preparare il summit dei leader". (Rainews)

Gli Stati membri sono molto divisi sul tema, infatti il confronto tra i ministri si preannunciava già problematico dopo che al Consiglio europeo i 27 Capi di Stato e di Governo hanno dibattuto sul punto per oltre quattro ore. Dall’esito delle negoziazioni dipendono investimenti per miliardi di euro.

In particolare, a seconda dei sotto temi discussi, le posizioni emerse contrappongono i seguenti blocchi di Paese: Nove Paesi (Austria, Germania, Danimarca, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Lettonia e Paesi Bassi), Francia e Spagna (sostenuti dall’Italia), diversi Paesi dell’Est.

I nove Paesi hanno firmato un documento congiunto contro un’eventuale riforma del mercato dell'energia nell'Ue, contro un disaccoppiamento dei prezzi dell'elettricità da quelli del gas e contro una riforma del Sistema ETS.

Secondo i nove Paesi, le misure nel breve periodo devono essere misure nazionali, temporanee e circoscritte, con l’obiettivo di proteggere famiglie e imprese in difficoltà, mentre nel medio occorre puntare nell’interconnessione elettrica, nell’efficienza energetica e nelle rinnovabili, accelerando l’adozione delle misure contenute nella strategia Fit-for-55.

In pratica, una netta presa di distanza dalle richieste francesi e spagnoli e da quelle di molti Paesi dell’Est.

Parigi e Madrid spingono per una riforma profonda del mercato dell'energia, in particolare per disaccoppiare il prezzo dell'elettricità da quello del gas, e spingono per soluzioni “europee”, come gli stock comuni, con il sostegno dell’Italia. Su quest’ultimo punto, non ci sono particolari resistenze ma la richiesta di alcuni paesi, a cominciare dalla Germania, di uno schema volontario, in modo da avere la giustificazione per non parteciparvi.

Diversi paesi dell'est chiedono invece una riforma del Sistema ETS, sollevando l’accusa di manipolazioni del mercato e chiedendo un'indagine della Commissione sul comportamento del gigante russo Gazprom. Inoltre, si oppongono all’estensione del Sistema ETS anche a carburante per i trasporti su strada e riscaldamento degli immobili, come invece proposto dalla Commissione nel contesto del Pacchetto Fit-for-55.

Ricordiamo che il premier polacco ha minacciato di porre il veto a decisioni critiche sul pacchetto climatico dell'Unione, qualora la Commissione blocchi definitivamente il PNRR per ragioni legate al rispetto dello stato di diritto.

Infine, in sede dell’ultimo Consiglio europeo, la Francia insieme a Romania, Repubblica Ceca, Finlandia, Slovacchia, Croazia, Slovenia, Bulgaria, Polonia e Ungheria, ha chiesto di includere il nucleare e il gas nella classificazione degli investimenti “verdi”, come fonte sostenibile nella tassonomia europea, trovando la netta contrarietà di Germania, Austria, Lussemburgo, Danimarca e Spagna e una timida apertura della Presidente della Commissione europea. La Germania sta invece puntando sul gas come tecnologia di transizione, che dovrebbe compensare le forniture delle rinnovabili.

(Commissione europea)(Eunews)(Politico Europe)(Europa Today)(Euractiv)

A metà ottobre la Commissione europea ha adottato una comunicazione sui prezzi dell’energia, presentando una c.d. “toolbox” contenente misure che l'Ue e gli Stati membri possono adottare per affrontare l'impatto immediato degli attuali aumenti dei prezzi e rafforzare ulteriormente la resilienza agli shock futuri, senza violare le norme europee.

Questa “cassetta degli attrezzi” include misure a breve termine, quali sostegno di emergenza al reddito delle famiglie, aiuti di Stato alle imprese e tagli fiscali mirati.

La Commissione invita gli Stati membri a usare i 10,8 miliardi di entrate aggiuntive incassate dal sistema di scambio di emissioni Ets nei primi nove mesi dell'anno.
Per quanto riguarda la revisione del mercato dell'energia per disaccoppiare prezzo di gas e elettricità e la possibilità di tassare le utility che non usano il gas (richieste di Spagna e Francia), la Commissione ha sostanzialmente detto “no”.

La Commissione studia poi misure a medio e lungo termine, con l’obiettivo di eliminare gradualmente i combustibili fossili e ridurre la dipendenza dalla loro esportazione, data la volatilità dei prezzi del gas naturale.
Sull’ipotesi di acquisti comuni di gas da parte dell'Ue per formare una riserva strategica, la Commissione ha avanzato diverse perplessità ed un'eventuale proposta - con diversi paletti - arriverà non prima di dicembre.

Secondo l’analisi della Commissione sui prezzi dell’energia, l’Italia è tra i Paesi meno a rischio per quanto riguarda le scorte di gas. Al 6 ottobre scorso il livello di stock nazionale era tra l'80 e il 90%, più alto della media Ue che ora si attesta al 76%, contro il 90% degli ultimi 10 anni. Anche se in ribasso, l'attuale livello di stoccaggio sembra adeguato ad affrontare l'inverno.

La Commissione si impegna a lavorare affinché l’Ue diventi indipendente dagli approvvigionamenti dall’estero, ed in particolare dalla Russia, la cui compagnia energetica Gazprom è ora sotto la lente Ue per eventuali pratiche sleali ed illegali nel mercato del gas.

(Commissione europea)(Eunews)(Politico Europe)(Europa Today)(Euractiv) (Dichiarazione congiunta)(Politico Europe)(Euractiv)(Euobserver)(Eunews)(Financial Times)

Revisione del Patto di stabilità e crescita >>>
Come annunciato dal Commissario per l'Economia Paolo Gentiloni, la Commissione ha confermato che avvierà una revisione delle regole del Patto di Stabilità e Crescita. Il primo passo è stata la pubblicazione di una comunicazione sulla revisione della governance economica europea, riaprendo la consultazione pubblica sulla riforma del Patto di Stabilità e Crescita che era stata bloccata dall’insorgere della pandemia nel febbraio del 2020. La Commissione riparte dunque dallo scenario descritto quasi due anni fa, sottolineando come le criticità e i punti sollevati restino ancora validi.
Ulteriori considerazioni vengono tratte dalla crisi causata dalla pandemia e dalla necessità di sostenere la ripresa economica in questa fase delicata, nonché la transizione verde e digitale nell’ambito dei Piani nazionali.
La Comunicazione evidenzia, tra le altre, le seguenti sfide che dovranno essere affrontate nel processo di revisione:

· ridurre il livello del debito pubblico nei vari Stati membri, in maniera sostenibile e favorendo la crescita

· supportare la ripresa e gli investimenti

· semplificare le regole europee e applicarle meglio

· implementare meglio la Macroeconomic Imbalance Procedure (MIP)

· trarre insegnamenti dall’attuazione della Recovery and Resilience Facility

La Commissione propone 11 domande, a cui bisogna rispondere entro il 31 dicembre prossimo.

I critici della politica di austerità affermano che i parametri del Patto si basano su teorie economiche obsolete, sicuramente non adatte al mondo post pandemia, mentre i sostenitori li considerano una bussola decisiva per evitare che il debito pubblico di alcuni Stati membri vada fuori controllo. All'orizzonte si profila anche il dibattito se gli investimenti in tecnologie o infrastrutture verdi debbano essere esentati dai massimali di debito e deficit. Italia, Spagna e Belgio sostengono che, non solo i 27 dovrebbero allentare il proprio quadro fiscale, ma dovrebbero anche creare un nuovo fondo UE in grado di finanziare la transizione dell'Europa verso un'economia verde. Tuttavia, sono aspettative molto alte, sia perché sembra che la Commissione non intenda stravolgere il Patto e sia perché il fronte dei Paesi contrari ad un allentamento delle regole fiscali è ben strutturato.

(Politico Europe)

Finora il Patto è stato riempito di regole, con regolamenti associati e vademecum, e svuotato di sostanza, disatteso per le più disparate motivazioni da diversi Governi, senza che la Commissione potesse effettivamente intervenire.
Una distanza tra regole e realtà che, nell'obiettivo della Commissione, dovrà ora essere colmato per rendere effettive ed efficaci le nuove regole.

Le proposte vere e proprie saranno presentate nella primavera del 2022, con l'obiettivo di "trovare un consenso" (in altre parole, unanimità) tra gli Stati entro il 2023, ovvero prima che il Patto di Stabilità e Crescita entri di nuovo in vigore dopo la sua sospensione dovuta alla crisi pandemica.

Al momento, il "consenso" non c'è e non solo per la costante dialettica su come interpretare l'austerità: pesano anche l'incertezza sull'equilibrio politico in Germania che il livello di fiducia tra Stati membri e tra Stati membri e Commissione.

(Comunicazione)(Consultazione)(Q&A)(Politico Europe)(BusinessEurope)(Sole24Ore)

Intanto, il fondo salva-Stati “Meccanismo europeo di stabilità” (MES) ha pubblicato un documento sul tema.
Partendo dalla considerazione che siamo di fronte ad una nuova realtà economica post pandemia e che la capacità di indebitamento è aumentata grazie ai bassi tassi di interesse, si propone di alzare il valore di riferimento del debito dal 60 al 100% del pil e di abbandonare l'attuale regola che prevede di ridurre il debito di un ventesimo l'anno per la quota sopra il 60% del Pil, perché non realistica e non applicabile.

(MES)(Eunews)(FAZ)

Intesa UE-USA sull’acciaio >>>
A margine del G20 di Roma, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno raggiunto un’intesa relativamente alla disputa commerciale bilaterale sull'acciaio e alluminio. Si tratta dell’imposizione di tariffe statunitensi, dazi rispettivamente del 25% e 10%, su acciaio e alluminio proveniente da Paesi Terzi, tra cui l'UE, imposte nel 2018 dall’amministrazione Trump, a seguito dell’indagine aperta utilizzando la Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962 per ragioni di sicurezza nazionale.

Si riassume di seguito quanto concordato tra le parti:

· gli Stati Uniti rimuoveranno le tariffe della sezione 232 sull’acciaio e alluminio UE, sostituendole - dal 1° gennaio 2022 – con un contingente tariffario che consentirà l’importazione esente da dazi a un volume basato sui flussi commerciali “storici” (pari a quelli registrati prima dell’imposizione dei citati dazi da parte Usa);

· la UE annullerà le misure ritorsive dette di “bilanciamento” (rebalancing) introdotte, da giugno 2018 in risposta ai dazi statunitensi, su una serie di prodotti tradizionalmente importati dagli USA, tra i quali Harley Davidson, whisky bourbon, jeans ecc. (per un ammontare iniziale di 2,8 mld euro). Nel maggio scorso, la UE, in chiave distensiva verso gli USA, aveva già congelato fino al 1° dicembre 2021 il restante rebalancing (per un valore aggiuntivo di 3,6 mld euro, originariamente previsto decorrere dal 1° giugno).

· le parti hanno anche concordato di revocare le controversie bilaterali avviate sul tema presso l’Organizzazione mondiale del commercio;

· UE e Stati Uniti, inoltre, hanno deciso di avviare i negoziati per un accordo (“Global Arrangement on Sustainable Steel and Aluminium”) per affrontare la questione della sovracapacità produttiva globale in ambito siderurgico, accelerare la decarbonizzazione delle industrie dell’acciaio e dell’alluminio e quindi contrastare il cambiamento climatico, aprendolo alla sottoscrizione di altri Paesi che ne condividano gli obiettivi.

· le parti hanno infine convenuto di rafforzare la cooperazione in materia doganale e di difesa commerciale nei settori in questione ed eventualmente di allineare/avviare azioni comuni.

Per ulteriori dettagli si rimanda alla consultazione dei seguenti documenti:

· comunicato della Commissione europea

· Fact sheet e nota di dettaglio delle technicalities previste lato USA resi disponibili sul sito del Dipartimento del Commercio Usa: LINK, LINK; ​​ Nota congiunta UE-USA

· dichiarazione unilaterale UE relativa alla sospensione del rebalancing

Brexit – avanzamento >>>
Dopo mesi di tensioni tra Bruxelles e Londra e quest’ultima in grosse difficoltà per problemi alla catena di approvvigionamento, il 13 ottobre la Commissione ha inviato al Governo di Boris Johnson quattro documenti informali volti a trovare una soluzione all’impasse sul protocollo sull’Irlanda del Nord, negoziato da Bruxelles e Londra per mantenere aperto il confine tra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord e tutelare al tempo stesso il mercato unico europeo in seguito a Brexit.

La Commissione teme tuttavia che i problemi di politica interna di Johnson possano portarlo a rifiutare quest’ennesima offerta, ponendo l’Unione di fronte la necessità di una reazione, qualora Londra dovesse attivare il famoso articolo 16, che prevede la possibilità di rinunciare unilateralmente alle regole del Protocollo.

Irlanda, Germania, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Italia sono i paesi chiave per decidere se e come rispondere a questa ipotesi.

Secondo il governo britannico, il protocollo dovrebbe essere modificato per eliminare i controlli doganali sulle merci in ingresso in Irlanda del Nord da Inghilterra, Scozia e Galles.

Nel presentare il pacchetto, il Vicepresidente della Commissione Šefèoviè ha chiarito che Bruxelles non è disposta a mettere in discussione il protocollo.

Le proposte elaborate dalla Commissione includono una riduzione dell'80% delle verifiche ufficiali in tema sanitario e fitosanitario delle merci che transiteranno dalla Gran Bretagna verso l'Irlanda del nord, compresa la carne fresca su cui il Regno Unito era pronto a lanciare una guerra; un taglio del 50% a formalità e procedure doganali; garanzie per la fornitura a lungo termine di medicinali; e infine, uno scambio costante di informazione con stakeholders e autorità nord-irlandesi.
Lo scambio di merci all'interno del Regno Unito sarebbe quindi facilitato dall'estensione delle agevolazioni burocratiche a un'ampia gamma di prodotti provenienti dalla Gran Bretagna, posto che essi siano destinati a essere consumati in Irlanda del Nord e non entrino nel mercato unico europeo.

Rimane, come previsto dal Protocollo, la condizione che la Corte di giustizia dell'UE continui a estendere la propria giurisdizione sull'Irlanda del Nord sulle questioni legate al mercato unico.

Ai fini di assicurare il rispetto di quest'ultima condizione, tali misure sarebbero soggette a un monitoraggio, ad esempio, attraverso controlli frontalieri permanenti, imballaggi ed etichettature specifiche, una maggior trasparenza nell'applicazione del protocollo e l'accesso integrale e in tempo reale ai sistemi informatici del Regno Unito da parte dell'Ue.

I quattro documenti verranno discussi prossimamente con il governo britannico con l'auspicio che un accordo possa essere raggiunto entro la fine dell'anno.

(Politico Europe)(Euractiv)(EuObserver)(Eunews)

Next Generation EU - Avanzamento >>>
Ad inizio ottobre, la Commissione europea ha approvato i Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza (PNRR) di Finlandia ed Estonia. Con questo passaggio sarà ora possibile concedere rispettivamente 2,1 miliardi di euro e 969,3 milioni di euro sotto forma di sovvenzioni nell'ambito dello Strumento di Ripresa e Resilienza (Recovery and Resilience Facility – RRF), previa adozione del Consiglio entro quattro settimane. (Commissione europea)

La Commissione europea ha inoltre ricevuto il Piano della Bulgaria, esso prevede 59 investimenti e 46 riforme, del valore di 6.5 miliardi di euro, sarà valutato dalla Commissione stessa sulla base degli undici criteri stabiliti nel regolamento per essere tradotto in atti giuridicamente vincolanti. Il Consiglio avrà poi 4 settimane per adottare la proposta.

Salgono così a 26 i PNRR ricevuti dalla Commissione, 22 dei quali valutati positivamente. I Piani svedese, polacco ed ungherese sono invece ancora in fase di valutazione.
(Commissione europea)(Euractiv)

React-EU >>>
REACT-EU è lo strumento per l'assistenza nella ripresa e per la coesione territoriale in Europa del Next Generation Eu dedicato ai territori più colpiti dalla crisi del Covid. REACT-EU destina al nostro Paese 13,5 miliardi per due anni.

La Commissione ha assegnato all’Italia l'intera dote da 11,3 miliardi di euro per il 2021. Di questi, 178 milioni sono già stati erogati. La seconda tranche è prevista nel 2022.

(Commissione europea) (Commissione europea)

Green bond >>>
La Commissione ha emesso il suo primo “green bond” da 12 miliardi di euro, a 15 anni con scadenza febbraio 2037, destinato ad alimentare il piano di Recovery Next Generation EU. Il prestito obbligazionario è stato sottoscritto 11 volte più del possibile (135 miliardi contro 12).

(Financial Times)(Reuters)(Eunews)(De Standaard)(IlSole24Ore)
Sostegno europeo alle imprese italiane >>>
Imprese colpite dall'emergenza

La Commissione ha approvato un regime italiano di aiuti di 31,9 miliardi di euro italiano a sostegno delle imprese colpite dall'emergenza coronavirus.

Il regime, aperto a tutte le imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni e dal settore in cui operano (ad eccezione del settore finanziario), approvato nell'ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato, consiste in due misure:

1. aiuti di importo limitato che assumeranno la forma di:
i) esenzioni e riduzioni fiscali;
ii) crediti d'imposta;
iii) sovvenzioni dirette.
2. un sostegno per i costi fissi non coperti sostenuti nel periodo compreso tra il marzo 2020 e il dicembre 2021 o durante parti di tale periodo.

(Commissione europea)(PublicAffairs)

Settori vitivinicolo e ortofrutticolo

La Commissione europea ha adottato misure eccezionali a sostegno dei produttori Ue dei settori vitivinicolo e ortofrutticolo, colpiti dalle gravi condizioni climatiche e dalla pandemia di Covid-19.

Tra queste: maggiore sostegno agli strumenti di gestione del rischio come l'assicurazione del raccolto e i fondi comuni di investimento, la proroga al 15 ottobre 2022 delle misure di flessibilità già in atto dal 2020, e sostegno alle organizzazioni di produttori ortofrutticoli - calcolato generalmente in base al valore della produzione - che non potrà essere inferiore all'85% del livello della produzione dello scorso anno.

(Commissione europea)(Eunews)

Bus turistici

La Commissione europea ha approvato uno schema italiano da 7 milioni di euro a sostegno degli operatori di autobus nel settore turistico colpito dall'epidemia di coronavirus. La misura, approvata nell'ambito del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, assumerà la forma di sovvenzioni dirette, l'aiuto (i) non supererà il 70% dei costi fissi scoperti (90% per micro e piccole imprese); (ii) non supererà i 10 milioni di euro per beneficiario; e iii) sarà concesso entro il 31 dicembre 2021.

I beneficiari potranno godere dell'aiuto a condizione che abbiano registrato un calo del fatturato di almeno il 30% nel periodo compreso tra il 1° marzo 2020 e il 30 giugno 2021, comprese parti di tale periodo, rispetto al corrispondente periodo in 2019.

(Commissione europea)(Kmetro0)


Aziende del settore pirotecnico

Per le aziende attive nel settore pirotecnico colpite dalla pandemia e dalle misure restrittive che il governo italiano ha dovuto attuare per limitare la diffusione del virus, la Commissione ha approvato uno schema italiano da 2 milioni di euro a sostegno delle aziende.

Il regime, che non supererà 1,8 milioni di euro per impresa e che sarà concesso entro il 31 dicembre 2021, approvato nell'ambito del quadro temporaneo sugli aiuti di Stato, assumerà la forma di sovvenzioni dirette per le aziende che dimostreranno di aver subito un calo del fatturato nel periodo compreso tra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019.

(Commissione europea)

Programma di lavoro 2022 della Commissione >>>
La Commissione ha presentato al Parlamento europeo il Programma di lavoro per il 2022.

Il programma comprende 42 nuove iniziative legislative, 26 iniziative di revisione e semplificazione della legislazione esistente e 6 proposte di ritiro di iniziative legislative esistenti.

Ogni iniziativa rientra in uno dei sei obiettivi di policy che guida il lavoro della Commissione, e l’approccio è “one-in, one-out”, volto a presentare misure per limitare gli oneri burocratici su cittadini e imprese ogni qualvolta venga presentata una nuova iniziativa che abbia su di loro un impatto diretto o indiretto.
A fronte di questo obiettivo, tuttavia, la sproporzione tra il numero di nuove iniziative presentate e quello delle proposte di ritiro di iniziative legislative esistenti è enorme.

Come ormai di consueto, grande importanza è stata data alle transizioni verde e digitale.

(Presentazione)(Commissione europea)(Market Screener)(Quotidiano Energia)(Agence Europe)
Ecolabel EU >>>
La Commissione europea ha adottato i nuovi criteri dell'Ecolabel UE per i cosmetici, carta, detersivi, prodotti per la cura degli animali, etc. volti a ridurre l'impatto ambientale dei prodotti su acqua, suolo e biodiversità.

Oltre 83mila prodotti e servizi (non alimentari) hanno il marchio 'verde', che certifica il basso impatto ambientale e l'orientamento all'economia circolare delle aziende che li producono.

(Commissione europea)(Eureporter)(Eunews)
Mutuo riconoscimento: primo parere della CE >>>
La Commissione ha adottato il suo primo parere basato sulla nuova procedura di risoluzione delle controversie introdotta dal regolamento sul mutuo riconoscimento, volta a migliorare tali norme e a facilitare la vendita all’interno dell’Ue di prodotti non soggetti ad un’armonizzazione a livello europeo, e legalmente commercializzati in un altro Stato membro.

Il parere ha riguardato una società greca, impossibilitata a vendere i suoi integratori alimentari sul mercato bulgaro, a seguito del rifiuto da parte delle autorità bulgare, nonostante tali prodotti siano legalmente commercializzati in Grecia.

Secondo la Commissione, le autorità bulgare non avrebbero applicato correttamente il principio del mutuo riconoscimento, chiarendo che le Autorità nazionali dovrebbero chiedere informazioni alle imprese sull'eventuale vendita dei beni in un altro Stato membro, prima di decidere di negare l'accesso al mercato a tali beni sul loro territorio.

(Commissione europea)(EuMonitoring)(EuLawLive)
Sistema Confindustria a Bruxelles >>>
Il Sistema di Confindustria a Bruxelles, con il Delegato del Presidente agli Affari Europei Stefan Pan e la Direttrice Generale Francesca Mariotti, ha incontrato lo scorso 12 ottobre, in presenza, diversi rappresentanti della Commissione, del Parlamento europeo, del Senato, della Camera, del Governo, di associazioni e società di consulenza, per ribadire l’importanza di lavorare insieme al comune obiettivo di potenziare il ruolo dell’Italia a Bruxelles, per far sì che la legislazione in discussione tenga debitamente conto delle specificità del nostro Paese.

(ConfindustriaEU Twitter)
Esiti del Consiglio Europeo del 21-22 ottobre >>>
Giovedì 21 e venerdì 22 si è tenuto a Bruxelles un Consiglio europeo, dedicato in particolare alle tensioni sul rispetto dello stato di diritto, all’aumento dei prezzi dell’energia e alla migrazione. In agenda anche le relazioni esterne, l’economia digitale e un confronto sulla politica commerciale.

Il Vertice è stato anche l’occasione per un tributo ad Angela Merkel, pronta a congedarsi dopo 107 Consigli europei, pesantemente condizionati dalle sue decisioni nell’arco degli ultimi sedici anni.

Stato di diritto
Alla vigilia del Vertice, la Polonia, sostenuta da Ungheria, Slovenia e Bulgaria, ha minacciato di far saltare la discussione sul pacchetto clima in caso di freni della Commissione all’esborso dei fondi europei per ragioni legate alle recenti norme e sentenze adottate da Varsavia.
Iniziati i lavori, dopo un dibattito abbastanza breve (considerata la sensibilità del tema e delle sue implicazioni politiche sistemiche), il Consiglio europeo ha deciso di non esprimersi sulla necessità di aprire procedure di infrazione, attivare il meccanismo di condizionalità sullo stato di diritto o bloccare i fondi del Recovery fund per la Polonia, come richiesto invece dal Parlamento.

Il dibattito sembra aver sancito però una distanza profonda tra paesi del Nord e paesi dell’Est in termini di visione su quali debbano essere valori e regole alla base dell’Unione.

I. Covid
I Capi di Stato hanno richiamato la necessità di rimanere all'erta contro le nuove varianti, nonostante l’ampio successo delle campagne vaccinali, e di aumentare gli sforzi per superare la diffidenza verso i vaccini, ancora troppo diffusa in alcuni Paesi dell'Est. Su questo punto sono state adottate le Conclusioni.

II. Digitale
Il Consiglio ha reiterato l’importanza di garantire una transizione digitale sostenibile ed inclusiva che possa contribuire - parallelamente alla transizione verde - alla crescita economica, alla creazione di nuovi posti di lavoro e ad una maggiore competitività europea.
Per questo, si chiedono anche politiche digitali inclusive e sostenibili e iniziative focalizzate sulle competenze digitali e sull'istruzione.

I 27 hanno chiesto ai co-legislatori di considerare la proposta della Commissione di implementazione del “Decennio Digitale Europeo”, di trovare quanto prima un accordo sulle proposte legislative del “Digital Services Act” e “Digital Markets Act” (nelle bozze si proponeva invece il 2022 come orizzonte temporale) e di fare ulteriori progressi sui dossier attuali relativi al mercato unico dei dati, all’Intelligenza Artificiale ed alla cybersecurity.

Le misure per incrementare la cybersecurity rappresentano in particolare una grande priorità per gli Stati membri, alla luce del crescente numero di attacchi informatici.

Infine, il Consiglio ha concordato sull’urgenza di creare un mercato europeo dei microchip, per affrontarne l’attuale carenza e dipendenza da paesi terzi, ed ha sottolineato il ruolo centrale delle partnership con i paesi non-EU in ambito digitale, come ad esempio il dialogo UE-USA nell’ambito del Trade and Technology Council (TTC).

III. Prezzi dell’energia
La maggior parte degli Stati membri ha già attuato sgravi fiscali e sussidi per attutire alcuni degli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia e un gruppo di paesi ha sollecitato il Consiglio ad agire in modo più deciso, rispetto alle misure proposte dalla Commissione nel c.d. “toolbox”.

Nei giorni che hanno preceduto il Vertice, la Francia ha promosso l’idea di un rilancio degli investimenti nel nucleare, appoggiata da diversi paesi dell'Est e dalla Finlandia, ma osteggiata da altri Stati membri, tra cui Germania, Austria, Irlanda, Lussemburgo e Spagna.

Durante il dibattito, diversi Stati membri sembra abbiano sottolineato insieme alla Francia l'importanza del nucleare nel c.d. “mix energetico europeo", ma la proposta di inserire nelle Conclusioni formali del Vertice una sollecitazione alla Commissione europea a presentare la decisione riguardo all'inserimento del nucleare e del gas nella "tassonomia" degli investimenti verdi non ha poi trovato consenso, ovvero unanimità.

Francia, Spagna, Portogallo e Ungheria hanno spinto per chiedere di sganciare il prezzo dell'elettricità da quello del gas, una misura contrastata da altri Stati membri e dalla Commissione con due motivazioni: scardinerebbe l'attuale sistema di formazione dei prezzi sul mercato dell'energia e potrebbe penalizzare gli investimenti nelle rinnovabili.

Il tema della riforma dell’ETS è poi diventato politicamente molto sensibile, soprattutto dopo la proposta della Commissione, contenuta nel Pacchetto “Fit for 55”, di estendere il Sistema di quote di emissioni per riscaldamento domestico e trasporti su strada, col rischio che a pagarne il prezzo siano famiglie ed imprese, come peraltro denunciato dall’Ungheria, con il sostegno di Spagna, Polonia e Bulgaria.

Ci sono volute oltre quattro ore di discussione per adottare il testo delle Conclusioni sui prezzi dell’energia.

I Capi di Stato e di Governo hanno deciso di affidare uno studio all'Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) su un eventuale nesso tra manipolazioni dei mercati del gas, dell'elettricità ed ETS e aumenti di prezzo, e di discuterne al Vertice di dicembre insieme alla Commissione per valutare l’opportunità di eventuali interventi normativi.

I leader, riconoscendo la necessità di utilizzare con urgenza gli strumenti a disposizione per fornire un aiuto a breve termine ai consumatori più vulnerabili e per sostenere le imprese europee, tenendo conto della diversità e della specificità delle situazioni degli Stati membri, hanno invitato la Commissione a prendere in considerazione misure a medio e lungo termine, strutturali, in grado di assicurare sicurezza, ragionevolezza dei prezzi e indipendenza nell’approvvigionamento, e di garantire sostegno alla transizione alla neutralità climatica.

Il Consiglio ha poi invitato la Banca europea per gli investimenti ad esaminare come accelerare gli investimenti nella transizione energetica, all'interno del suo attuale margine di capitale, al fine di ridurre i futuri rischi di interruzione e soddisfare le ambizioni di connettività globale dell'Europa.

I 27 leader hanno demandato ai rispettivi ministri dell’Energia il compito di portare avanti questi lavori ma la riunione dei tecnici, tenutasi il 26 ottobre con un Consiglio Energia straordinario non ha portato ad una posizione comune e ha rimandato la discussione a dicembre.


IV. Migrazioni
I 27 leader sono stati invitati a discutere della dimensione esterna del fenomeno migratorio, con la richiesta alla Commissione di sostenere finanziariamente i Piani di azione per i paesi di origine e transito.

Nelle Conclusioni, in effetti, si invitano Commissione, Consiglio e Stati membri a rendere operativi tali Piani.

Alla vigilia del Vertice, i Paesi Bassi, con il sostegno di Austria, Danimarca e Svezia, avevano evocato la possibilità di aprire la discussione sui c.d. “movimenti secondari” dei migranti, che si spostano irregolarmente dal loro paese di primo arrivo, di solito al Sud, in altri paesi dell'UE, di solito al nord, così mettendo sotto pressione l’Italia che, in contropartita, aveva lasciato intendere di voler chiedere un confronto sul c.d. effort sharing (la condivisione dello sforzo), in termini di solidarietà, sui c.d. “movimenti primari”.

Il dibattito sul punto, in effetti, c’è stato e ha tenuto fermo il Consiglio per cinque ore. Alla fine, ha prevalso la linea di mediazione proposta dal Belgio, che accontenta e scontenta tutti: sostenere gli sforzi sia per ridurre i movimenti secondari che per garantire il giusto equilibrio tra le responsabilità dei diversi Stati membri.

Accanto alle divergenze sui movimenti primari e secondati, alcune richieste hanno richiesto un confronto approfondito e in alcuni momenti molto duro: Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Grecia, Ungheria, Lituania, Lettonia, Polonia e Slovacchia hanno presentato una proposta di integrazione al testo delle Conclusioni sui tentativi da parte di paesi terzi di strumentalizzare i migranti, chiedendo che l'UE finanzi la costruzione di recinzioni di confine come risposta immediata.

L'Ungheria, in particolare, ha poi chiesto di modificare i regolamenti dell'UE, con l’obiettivo dichiarato di ripristinare i campi profughi al confine esterno dell'UE.
Un anno fa, la Corte di giustizia aveva equiparato il trattenimento dei migranti nei campi profughi delle zone di transito al confine serbo-ungherese alla detenzione, costringendo il Governo di Budapest a chiuderle.
Queste richieste sono state accolte nelle Conclusioni, laddove si menzionano in modo esplicito sia la Turchia (che deve rispettare lo spirito degli accordi con l’Unione europea sui migranti) che la necessità di una modifica al quadro regolatorio per meglio adattarlo alle necessità del momento.

Accanto a queste previsioni, il Consiglio ha poi ribadito la linea dura su respingimenti e rimpatri e sulla volontà di intensificare i controlli alle frontiere esterne; infine, ha confermato il contrasto al regime bielorusso, con l’intenzione di portare avanti con urgenza eventuali ulteriori misure restrittive verso persone o entità giuridiche.

V. Politica commerciale
L’Unione sta sbattendo contro un muro nei suoi molteplici tentativi di finalizzare accordi commerciali, a causa delle preoccupazioni sui diritti umani e delle preoccupazioni ambientali, oltre a una più ampia diffidenza pubblica nei confronti del libero scambio. Inoltre, deve decidere come collocarsi nella nuova guerra fredda tra Washington e Pechino e conseguentemente cosa fare con l’accordo sugli investimenti strategici siglato l’anno scorso con la Cina e al momento congelato.

Gli esiti del dibattito tra i Capi di Stato e di Governo durante il Vertice non sono stati menzionati nelle Conclusioni.

VI. Relazioni esterne
Il Consiglio europeo ha discusso i preparativi per il prossimo vertice ASEM del 25-26 novembre 2021 e confermato il sostegno alla strategia dell'UE per la cooperazione nella regione indopacifica, con un impegno alla sua piena attuazione.

In vista della COP26 di Glasgow, il Consiglio europeo ha menzionato nelle Conclusioni l’esortazione alle principali economie che non l'hanno ancora fatto a condividere gli ambiziosi obiettivi climatici dell’Unione e ad aumentare la cooperazione.

Alla vigilia, infine, della COP15 sulla diversità biologica a Kunming, ha chiesto un impegno per un quadro globale per la biodiversità post-2020. (Consiglio)

A cura di MC. Scarfia





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