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ultimo aggiornamento 02/27/2019
Ultimi aggiornamenti sul tema Brexit
ULTIMI AGGIORNAMENTI BREXIT

Rassegna stampa in collaborazione con la Delegazione di Confindustria presso l'UE



25 febbraio 2021
BREXIT -I ritardi nelle importazioni ed esportazioni continuano a creare scompensi e problemi ad aziende e professionisti in vari settori, lungo tutta la catena di approvvigionamento. Queste dilazioni hanno portato a stravolgimenti sia dal punto di vista della fornitura sia in termini di prezzi per i consumatori. Secondo un sondaggio condotto su 185 manager che hanno importato o esportato attraverso il confine tra Regno Unito e Unione europea dal 1 ° gennaio, il Chartered Institute of Procurement and Supply, istituto privato britannico di analisi sui processi di approvvigionamento, ha rilevato che il 60% ha riscontrato ritardi nell'ingresso di merci nel Regno Unito dall'Europa e il 45% ha rilevato ritardi nella consegna merci in Europa dal Regno Unito. Il fattore determinante dei ritardi sarebbe la documentazione doganale necessaria in ingresso ed in uscita su entrambi i confini.

24 febbraio 2021
BREXIT - Il Regno Unito ha ieri accettato la proroga di 2 mesi (30 aprile) richiesta dall’Unione europea per la ratifica dell’accordo commerciale in seguito alla Brexit. L’accordo è entrato in vigore il primo gennaio ed il termine per la ratifica sarebbe dovuto essere il 28 febbraio. Nonostante questa dilazione prolunghi l’incertezza, sia per i cittadini che per le imprese, il governo britannico ha concesso l’estensione dei termini a Bruxelles, che ha chiesto la proroga per consentire l’esame dell’accordo al Parlamento europeo.


23 febbraio 2021
BREXIT - La Lituania si candida a diventare il più gande Hub Fintech d’Europa. Con la Brexit, infatti, diverse società finanziarie digitali collegate al Regno Unito stanno ricevendo licenze per operare nell’UE. Grazie ad uno snello e veloce sistema di elaborazione e concessione delle licenze, appena 3 mesi di tempo, la Lituania ha raggiunto quota 230 società fintech, di cui almeno 24 hanno legami con il Regno Unito. Le stime mostrano che il settore offre lavoro a più di 4.000 persone nel paese, un incremento di oltre il 18% nell'ultimo anno. Inoltre, la banca centrale della Lituania ha istituito una "sandbox normativa", un quadro che consenta alle società fintech di sperimentare le proprie innovazioni.(Euractiv)

12 febbraio 2021

BREXIT - Dal 1° gennaio 2021, diversi settori dell'economia britannica hanno cominciato ad accusare il peso delle conseguenze dell'uscita del Regno Unito dall'Ue e dal suo mercato unico. Amsterdam ha preso il posto di Londra come principale piazza per gli scambi di azioni in Europa. Ieri il Capo negoziatore UE per la Brexit Michel Barnier ha ricordato che il principio di equivalenza per il settore finanziario non è soggetto a negoziato e ha anche rigettato su Londra la responsabilità delle tensioni legate all'Irlanda del Nord.


11 febbraio 2021
BREXIT - Ieri è stata adottata la proposta di estendere fino al 30 aprile l’applicazione provvisoria dell’accordo post-Brexit di commercio e cooperazione (TCA), per dare il tempo necessario al Parlamento europeo e al Consiglio di tradurre, revisionare e ratificare l’accordo di Natale con il Regno Unito. L’applicazione provvisoria del TCA e dell’accordo sulle procedure di sicurezza per lo scambio e la protezione delle informazioni classificate dovrebbe durare fino alla fine di febbraio e per modificare la data di scadenza dell’applicazione provvisoria è necessaria un’intesa all’interno del Consiglio di partenariato UE-Regno Unito. Intanto, sul fronte britannico, questa settimana Downing Street chiederà alla controparte alcune modifiche al protocollo dell’Irlanda del Nord. Ieri l'UE ha respinto la maggior parte delle richieste della Gran Bretagna per un commercio più agevole con l'Irlanda del Nord, ma ha affermato che sta esaminando una maggiore flessibilità sull'acciaio. Intanto, Dublino ha chiesto che l'UE fornisca un "sistema di allerta precoce" per prevenire il ripetersi dell’incidente causato dall’aver invocato l’articolo 16, per bloccare la possibilità che i vaccini Covid-19 venissero spediti dall'UE alla Gran Bretagna attraverso l'Irlanda del Nord, che rimane all'interno sia del mercato interno del Regno Unito che dell'Unione doganale dell'UE.

9 febbraio 2021
BREXIT - l Regno Unito ieri ha chiesto un ripristino delle relazioni con l'Unione europea e il "perfezionamento" di un accordo sulla Brexit che copra il commercio con l'Irlanda del Nord. Le relazioni tra Bruxelles e Londra, già tese a causa del negoziato sulla Brexit, hanno preso una brutta piega il mese scorso, quando l'UE ha minacciato di utilizzare misure di emergenza per fermare i vaccini contro il coronavirus in Irlanda del Nord.

5 febbraio 2021
BREXIT - Continua il dialogo al tavolo Brexit. Nelle prossime settimane, i mediatori dovranno risolvere la questione nordirlandese e valutare la richiesta avanzata da Downing Street di posticipare al 2023 l’applicazione integrale dei controlli alla frontiera Regno Unito - Irlanda del Nord. Londra e Bruxelles ieri hanno assunto l’impegno di garantire la corretta e sicura applicazione del protocollo relativo all’Irlanda del Nord, anche se Johnson minaccia di sospendere parte dell'accordo sulla Brexit senza un allentamento delle norme doganali per l'Irlanda del Nord. Ad ora, nonostante le richieste di esponenti politici nordirlandesi, il protocollo non sarà sostituito né sottoposto a grandi cambiamenti ma sarà invece istituito un Comitato ad hoc per l’attuazione delle norme. L'Irlanda del Nord ha iniziato a sperimentare tensioni che i negoziatori dell'UE e del Regno Unito hanno cercato di evitare. Il pretesto, a quanto pare, è stato il tentativo della Commissione europea di invocare un meccanismo di sicurezza contemplato nell'accordo di recesso del Regno Unito per controllare le esportazioni di vaccini dalla Repubblica d'Irlanda (territorio dell'UE) nella parte britannica dell'isola, nei porti di Belfast e Larne. La mossa di Bruxelles, effetto collaterale del conflitto che vede la Commissione contro la casa farmaceutica AstraZeneca, ha finito per scatenare le ire di Londra, Dublino e dei politici unionisti e repubblicani del Nord Irlanda. Il rischio di tensioni in grado di sfociare in gesti violenti ha indotto il governo autonomo dell'Irlanda del Nord e la stessa UE a ritirare temporaneamente i lavoratori doganali per motivi di sicurezza. Intanto, le comunità di pescatori stanno ancora contando i costi delle perdite di affari derivanti dai nuovi requisiti burocratici per esportare prodotti ittici nel mercato dell'UE. Secondo i leader del settore, il governo del britannico non è d'aiuto.


31 dicembre 2020

BREXIT - Il Regno Unito ha lasciato l'Unione europea il 31 gennaio 2020 a mezzanotte (CET) con l'entrata in vigore dell'accordo di recesso.

28 dicembre 2020

BREXIT - Unione Europea e Governo del Regno Unito hanno raggiunto in extremis un accordo che soddisfa entrambe le parti. Dopo settimane di negoziati Unione Europea e Governo britannico hanno formalizzato il via libera ad un accordo di libero scambio. Non si conoscono ancora i dettagli, ma sembra che l'accordo ricalcherà quello in essere con il Canada. Di sicuro semplificherà l'interscambio commerciale, garantirà cooperazione in materia di sicurezza, lascerà l'Irlanda del Nord nel mercato unico europeo, evitando un confine fisico con la Repubblica d'Irlanda. Il testo, di circa duemila pagine, sarà sottoposto per l'approvazione da parte del Parlamento Europeo entro fine anno, per procedere poi all'applicazione provvisoria a decorrere dal 1° gennaio 2021.
18 dicembre 2020
BREXIT - Il Parlamento europeo ha emesso un ultimatum di tre giorni ai negoziatori della Brexit per concludere un accordo commerciale, avvertendo che i deputati non avranno il tempo di ratificare un accordo quest'anno a meno che non sia pronto entro domenica notte. Michel Barnier, capo negoziatore per l'UE pare abbia affermato che un accordo è difficile ma possibile, mentre Londra è più pessimista e considera il no deal lo scenario più probabile, lasciando le relazioni con l'UE in mano al WTO. Nel frattempo, quindi, l'Europa continua ad organizzarsi in caso di no deal. Ad esempio, per evitare l'interruzione del traffico ferroviario nel tunnel sotto la Manica a partire dal 1° gennaio 2021, il Parlamento ha accettato di prorogare temporaneamente le licenze e i certificati di sicurezza, così da dare a Francia e Regno Unito il tempo sufficiente per concludere un accordo bilaterale. RaiNews

17 dicembre 2020
BREXIT - I negoziati Brexit continuano, sebbene le speranze per un accordo si affievoliscano di ora in ora anche a causa degli scarsi progressi sui punti chiave: level playing field, accordo di recesso e pesca. La Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, parlando agli eurodeputati nel corso della video Plenaria, ha ringraziato il team negoziale, rivendicato alcuni avanzamenti sul piano negoziale (accordo di recesso), ammesso i punti di stallo (in particolare, pesca) e chiesto al Parlamento europeo di collaborare in caso di un accordo, dando un rapido riscontro. Come se fosse facile: il Parlamento, senza avere il tempo di organizzare vere e proprie riunioni, dovrebbe supervisionare e valutare un accordo che, ai sensi del Trattato, deve essere prima tradotto nelle 23 lingue ufficiali dell'UE diverse dall'inglese. Come questo possa conciliarsi con l’esigenza di fare presto, dopo mesi di rimbalzi e stalli sembra poco realistico. (Politico Europe)(The Guardian)(Euractiv)(Eunews)
Nel frattempo, l’UE prosegue con l’adozione delle misure di emergenza in caso di no-deal. Gli ambasciatori degli Stati membri hanno adottato ieri una serie di proposte che riguardano sia il settore dei trasporti che quello della pesca. Per quanto riguarda i trasporti, sono state approvate misure per il settore dell’aviazione, in modo da garantire la prestazione di servizi aerei per i primi sei mesi del 2021 e la validità dei certificati di sicurezza per determinati prodotti da utilizzare negli aeromobili, così da evitare l’interdizione di volo per gli aeromobili UE. Inoltre, è stato proposto un regolamento per la connettività del trasporto su strada, che disciplini il transito sia di merci che di passeggeri per ulteriori sei mesi. Per la pesca è stato adottato un regolamento che crea un quadro giuridico per concedere ai pescatori dell'UE e del Regno Unito l'autorizzazione a continuare a pescare nelle reciproche acque dopo la fine del periodo di transizione. Come misura di emergenza, in caso di mancato accordo, tali autorizzazioni potrebbero essere applicate dal 1° gennaio 2021 fino al 31 dicembre 2021. In entrambi i casi, data l’urgenza della situazione, le proposte verranno inviate alla presidenza tedesca per avviare i negoziati accelerati con il Parlamento e procedere con l’adozione in prima lettura entro la fine del 2020.

11 dicembre 2020
BREXIT - I negoziati sulla Brexit con il Regno Unito non sono ancora chiusi, probabilmente si prenderà una decisione entro domenica, ma i margini per un accordo sono molto bassi. Per questo, la Commissione europea ha avviato i preparativi per il no deal e ieri, dopo le reiterate pressioni di diversi Stati membri, ha finalmente presentato alcune proposte legislative mirate, da adottarsi unilateralmente a livello UE, per assicurare continuità ad alcuni servizi essenziali a partire dal 1° gennaio, quando le relazioni fra UE e Regno Unito potrebbero non poggiare più su una base giuridica comune (se non quella garantita dal diritto internazionale). L’orientamento della Commissione è adottare queste misure per un periodo limitato ad un massimo di 6 mesi, a condizione che venga garantita reciprocità dal Regno Unito. Si tratta, in particolare, di quattro proposte di Regolamento, di cui tre relative ai trasporti (su connettività aerea di base, sicurezza aerea, connettività stradale di base) e una ai diritti di pesca. Le proposte dovranno ora essere adottate rapidamente dal Parlamento europeo e dal Consiglio per assicurarne l’entrata in vigore entro il 31 dicembre. La Commissione non ha ritenuto necessario disciplinare con misure ad hoc ulteriori ambiti, come ad esempio i flussi dei dati o i servizi finanziari.(Proposte della Commissione)(Comunicato stampa della Commissione)(Politico Europe)(The Guardian)(Politico Europe - 2)(TheGuardian - 2)
10 dicembre 2020

BREXIT - Si è aperto oggi il Consiglio europeo. Secondo Michel non ci sono le condizioni per aprire un dibattito su Brexit in questa sede ma la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen si limiterà ad aggiornare i leader sullo stato dei negoziati. Ieri a cena, proprio la Von der Leyen ha stabilito con il premier britannico Boris Johnson che si continuerà a negoziare fino a domenica, ma che questa non è una data ultimativa. Sebbene Johnson abbia tentato in ogni modo di dividere i 27 per portare avanti i negoziati su diversi tavoli, queta operazione non ha avuto alcun risultato se non di esacerbare il clima degli altri governi verso il suo Governo. Dalla Germania al Belgio passando per l’Italia, la Francia e i Paesi Bassi. Quello che da più parti i leader stanno chiedendo alla Commissione è di presentare rapidamente i cosiddetti “piani di emergenza”: misure temporanee e mirate per garantire che gli aerei possano volare e i camion circolare tra le due sponde della Manica. Inoltre, dovrebbero essere introdotte misure per la pesca e per aiutare paesi e settori più colpiti. La “hard Brexit” non sono solo dazi. (Politico Europe)(EuropaOre7)(Politico Europe - PlayBook)

9 dicembre 2020

BREXIT - Siamo ormai alle battute finali delle negoziazioni Brexit. Nel tentativo di sbloccare le trattative, ancora in stallo sui temi di pesca, governance e level playing field, il primo ministro britannico Boris Johnson si recherà a Bruxelles per un confronto diretto con la Presidente Von der Leyen. Il tempo stringe e cresce la consapevolezza da entrambe le parti che potrebbe arrivare il momento di porre fine ai colloqui. Johnson si è detto pronto, qualora fosse necessario, ad adottare una soluzione australiana. L’Australia, ricordiamo, non gode di nessun accordo di libero scambio con l’UE, il che significa che le relazioni commerciali tra i due blocchi saranno regolate dal regime dell’Organizzazione Mondiale del Commercio.
Nel frattempo, l’UE ribadisce l’importanza di raggiungere un accordo ma non a tutti i costi. In questo senso, Barnier ha rassicurato i 27 ministri degli Affari esteri che si sono riuniti ieri al Consiglio Affari Generali: i negoziatori faranno tutto il possibile per ottenere un compromesso vantaggioso per entrambe le parti, senza però rinunciare alle richieste e alle necessità degli Stati membri UE. Di fronte allo scenario no deal, la Commissione ha confermato la possibilità che i negoziati riprendano dopo il 1° gennaio 2021 per tentare la via di un accordo di libero scambio. (Politico Europe)(Eunews)

Decisamente più positivo è stato invece l’esito dell’ultimo meeting del comitato misto UE-Regno Unito per l’implementazione dell’accordo di recesso. Ieri il Regno Unito si è impegnato a ritirare le clausole controverse del progetto di legge sul mercato interno (Internal Market Bill), così come eventuali disposizioni simili presenti nella prossima legge fiscale. È stata raggiunto un compromesso sulla regolamentazione dei controlli alle frontiere e dei punti di ingresso, sulle dichiarazioni di esportazione, sulla fornitura di medicinali, carni refrigerate e altri prodotti alimentari e sul ricorso agli aiuti di Stato. Inoltre, l’UE potrà essere presente in Irlanda del Nord per le fasi di controllo dei criteri per le merci da far entrare nel territorio dell’Unione. Le conclusioni del Comitato misto restano in ogni caso subordinate all’esito delle più ampie trattative Brexit.(Commissione europea)(Politico Europe)

Tra le questioni spinose da affrontare prima della fine del periodo di transizione Brexit c’è anche quella del flusso di dati personali attraverso la Manica. Non essendo ancora stato approvato dall’UE il regime di protezione dei dati del Regno Unito, gli esperti stanno passando al vaglio le possibili soluzioni provvisorie per evitare una pericolosa impasse. Al momento, l’opzione più accreditata è quella di inserire il flusso di dati nella più ampia cornice degli accordi commerciali per un periodo non superiore a sei mesi, concedendo ai funzionari UE il tempo necessario per valutare l’adeguatezza del regime britannico. Ciò significa che in uno scenario di no deal le aziende coinvolte dovrebbero far ricorso a meccanismi alternativi di trasferimento dati, causando costi per l’economia britannica fino a 1,6 miliardi di sterline. Nel frattempo, le autorità inglesi hanno invitato le aziende a prendere tutte le precauzioni possibili, analizzando già da ora gli strumenti legali da utilizzare in caso di mancato accordo.
7 dicembre 2020
BREXIT -
Dalle 7:30 di questa mattina è iniziata una riunione tra il Capo negoziatore Michel Barnier e i 27 ambasciatori UE sullo stato di avanzamento dei negoziati commerciali con il Regno Unito. I colloqui sono ripresi domenica pomeriggio a Bruxelles, dopo che sabato Ursula von der Leyen e Boris Johnson hanno parlato al telefono e hanno detto - in una dichiarazione cupa ma almeno congiunta - che restano “differenze significative”. La Von der Leyen e Johnson dovrebbero parlarsi ancora questa sera.
Su pesca, Level Playing Field, aiuti di Stato e standard i progressi sono ancora insufficienti e il rischio è davvero che si arrivi all’hard Brexit: dal 1° gennaio 2021 arriveranno dazi, quote, controlli alle frontiere, visti, limiti di soggiorno, e diversi altri ostacoli burocratici su entrambe le sponde della Manica. Per questo sono già cominciate le code dei tir a Calais. Nel frattempo, a Londra, il progetto di legge sul mercato interno (famoso per infrangere il diritto internazionale) è tornato oggi alla Camera dei Comuni. Il Governo punta a reintrodurre gli elementi controversi bocciati che erano stati eliminati attraverso un voto parlamentare. Questo innalzerebbe un’ulteriore barricata nei negoziati con l’UE.

4 dicembre 2020
BREXIT - I negoziatori dell'Unione europea e del Regno Unito valuteranno oggi o domani i progressi ottenuti nelle trattative commerciali in vista della Brexit. Le prossime 24-48 ore saranno, dunque, cruciali per ottenere un accordo che punti a mantenere il libero mercato tra il Regno Unito e i 27 Stati Ue, a partire dal 2021. Le parti stanno cercando di garantire un accordo per gestire quasi 1 trilione di dollari di scambi annuali. Le dichiarazioni dei diversi funzionari europei sono viste come un segnale positivo dopo settimane di impasse su tre questioni principali: pesca, fair play economico e risoluzione delle controversie. Mentre i negoziati continuano a Londra, torna la questione dell’Internal Market Bill, il progetto di legge commerciale britannico che contiene clausole in chiaro contrasto non solo con l’accordo di recesso ma con le norme di diritto internazionale. Il Parlamento inglese ha votato ieri per l’esclusione delle parti controverse già il mese scorso ma sembrerebbe intenzione del governo reintegrarle, riaprendo già lunedì le discussioni parlamentari sulla questione. In aggiunta, è attesa per la prossima settimana la presentazione del un progetto di legge inglese sulla tassazione post-periodo di transizione. Come avvenuto con l’Internal Market Bill, anche questo provvedimento viene già valutato da Bruxelles come un’ulteriore violazione degli accordi Brexit relativi all’Irlanda del Nord. (Reuters) (Politico Europe)
A quattro settimane di distanza dalla fine del periodo di transizione Brexit sono molte le questioni che devono ancora essere risolte. Tra queste figura il problema del livello di accesso ai dati dell’UE (consumatori e aziende) da parte del Regno Unito (aziende comprese). Da questo punto di vista, l’ipotesi di “no-deal” comporterebbe l’esclusione totale del paese dall’accesso non solo dei dati EU, ma anche del Sistema informativo Schengen o dalla banca dati Europol. Intanto, sul fronte dei trasporti, ieri la National Federation of Road Transport of Pas-de-Calais ha denunciato una "gestione disastrosa" del flusso di mezzi pesanti verso il Regno Unito, con ingorghi chilometrici e disagi: gli inglesi stanno costituendo scorte di merci prima che la Brexit diventi effettiva e che il regime di controlli e tassazione cambi. (Le Soir)


3 dicembre 2020

BREXIT - Ieri il capo negoziatore Barnier è stato chiamato ad aggiornare i 27 ambasciatori dell’UE sullo stato di avanzamento delle trattative Brexit. Secondo Barnier, si registrano passi avanti, in particolare sulla pesca e sul lato commerciale. Tuttavia, Francia, Danimarca, Olanda e Belgio hanno espresso formalmente preoccupazione per le eccessive concessioni UE senza adeguata contropartita. In molti, ormai, a Bruxelles supportano apertamente lo scenario di una “hard Brexit”, in modo da avere maggiore potere negoziale dal 1° gennaio 2021. Il Parlamento europeo, invece, si prepara a un deal, con gli eurodeputati pronti a riunirsi in plenaria online anche durante le festività per approvare un accordo sulle relazioni future con il Regno Unito. (The Guardian)(Politico europe)(Eunews)(EuropaOre7) Intanto, ieri anche il Consiglio ha approvato la proposta della Commissione per garantire continuità logistica e giuridica nell’attraversamento ferroviario della Manica anche dopo il 1° gennaio 2021. (Consiglio dell’UE)



29 novembre 2020
BREXIT - Il nodo della pesca non è ancora sciolto, sembra essere l'unico argomento rimasto ad ostacolo della finalizzazione di un accordo.LINK
24 novembre 2020
BREXIT - Ancora disaccordo tra Ue e Regno Unito sui nodi chiave delle trattative sulle future relazioni. Sulla pesca, UK chiede un trattamento simile a quello riservato alla Norvegia, discutendo ogni anno le quote di pesca entro le 200 miglia marine di zona esclusiva dalla costa. Irlanda del Nord, Johnson esclude un periodo di transitorio solo per questo territorio, mentre l'UE è fortemente contraria alle barriere fisiche tra i due territori irlandesi. Inoltre, rimane cruciale trovare una convergenza sulla parità di trattamento e reciprocità nelle relazioni tra i due Paesi.
13 novembre 2020
BREXIT - Il prossimo Vertice in videoconferenza di giovedì prossimo dei 27 capi di Stato e di Governo, organizzato per discutere gli ultimi sviluppi della pandemia di coronavirus, è considerato come un momento chiave per la Brexit. Il dialogo tra le due parti continua senza sosta, ma sembra che le divergenze sui punti nodali dell’accordo non siano ancora state superate.
I problemi più spinosi da risolvere rimangono il livello di accesso alle acque del Regno Unito da parte delle flotte di pesca dell'UE, come mantenere regole di concorrenza leali per le imprese – comprese le norme sulle sovvenzioni nazionali – e il meccanismo nel trattato finale per risolvere le controversie future.
27 ottobre 2020
BREXIT - Procedono a Londra i negoziati Brexit. Il capo negoziatore UE Michel Barnier ha deciso di prolungare la sua visita nella capitale inglese fino a mercoledì 28 ottobre. Dopodiché i negoziati riprenderanno a Bruxelles. UK e UE sembrerebbero aver fatto dei progressi sul fronte commerciale, questione degli aiuti di stato compresa. Rimane ancora da sciogliere il nodo della pesca.
Aumentano nel frattempo i timori delle aziende britanniche di fronte al probabile aumento di burocrazia e controlli che lo scenario no deal comporterebbe. I parlamentari inglesi accusano il Governo di non aver messo le imprese nella condizione di prepararsi alla fine della libera circolazione merci con il Continente. A destare preoccupazione sarebbero soprattutto i ritardi nella creazione di sistemi informatici in grado di gestire i requisiti doganali post Brexit. Stesso problema denunciato dall’Agenzia delle Dogane francesi, che segnalano con preoccupazione il fatto che molte aziende europee non hanno ancora aggiornato i rispettivi sistemi per adempiere alle formalità doganali negli scambi con il Regno Unito dopo il 1° gennaio.

21 ottobre 2020
BREXIT - Ieri il Parlamento britannico ha adottato una mozione contro il controverso Internal Market Bill. Nella mozione, approvata con una maggioranza di 226 sì (395 voti contro 169) si sostiene che il Governo Johnson abbia inflitto al Regno Unito la peggiore sconfitta negli ultimi 20 anni, con una proposta che, oltre a minare lo Stato di diritto, danneggerebbe la reputazione del Paese.
Ieri i Capi negoziatori dell’UE Michel Barnier e del Regno Unito David Frost sono tornati a parlarsi, anche se il pessimismo sulla capacità di raggiungere un accordo nei termini previsti si fa ogni giorno più forte. Con tutte le conseguenze economiche che ne seguiranno, a cominciare dalla reintroduzione di dogane e dazi, che avrebbero pesanti ripercussioni sul Made in Italy. Dalla meccanica all’alimentare, senza un accordo le esportazioni italiane subirebbero un calo del 12,1% nel 2021. Per vino e agroalimentare il pericolo maggiore è quello di nuovi dazi.

15 ottobre 2020
BREXIT - Sullo spinoso tema Brexit, ieri Confindustria, insieme alla tedesca BDI e alla francese MEDEF, ha firmato un appello rivolto ai leader europei e britannici per chiedere che si negozi ad oltranza con l’obiettivo di trovare un accordo esaustivo in tempo utile per rispettare la deadline del 31 dicembre e dunque l’entrata in vigore per il 1° gennaio 2021. Un’eventuale spaccatura tra Regno Unito e il resto dell’Unione renderebbe ancora più difficile l’opera di contrasto delle conseguenze sanitarie, sociali ed economiche della crisi in corso, mettendo a repentaglio migliaia di posti di lavoro e attività produttive. Punti chiave da fissare nell’accordo, nel reciproco interesse di UE e UK, sono il mantenimento di scambi commerciali fluidi, senza minare le condizioni di concorrenza leale tra i due paesi.
Sullo stesso tema, è intervenuto anche Stefan Pan, delegato del presidente degli industriali italiani per il coordinamento delle relazioni con i colleghi dell’Unione, per ribadire la ferma opposizione di Confindustria e dell’intera comunità imprenditoriale europea all’idea di un semplice accordo di libero scambio o all’ipotesi di mini-accordi: secondo Pan, infatti, nell’interesse delle due parti, serve un accordo che copra anche gli aspetti normativo-regolamentari, che preservi la concorrenza leale e il mercato unico e che rispetti gli impegni già assunti dall’Unione e dal Regno Unito con l’Accordo di recesso e la Political Declaration.

9 ottobre 2020
BREXIT - Il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel si è recato a Dublino per incontrare il premier Martin per discutere di Brexit e per ribadire che l’UE punta a preservare gli Accordi del Venerdì Santo e il mercato unico. Michel ha rivelato che il nodo dirimente è il level playing field, la parità di condizioni sugli aiuti di stato e il rispetto delle regole ambientali, sociali e fiscali dell'UE: l’Unione, insomma, vuole evitare di ritrovarsi “una Singapore sul Tamigi” e pretende che il Regno Unito rispetti gli standard europei per aver accesso al mercato interno. Il Regno Unito per tutta risposta ha però rinnovato la minaccia di una hard Brexit se entro il 15 ottobre non ci saranno significativi progressi negoziali. Per parte UE, nessuno riconosce l’imperatività di tale scadenza e il pessimismo viene attenuato solo con la speranza che il Premier Johnson faccia i conti del costo economico di una Brexit senza accordo. Nel caso in cui non dovesse trovare un accordo con l’UE sulla Brexit, infatti, Londra rischia di trovarsi di fronte ad una montagna di risarcimenti da pagare nei confronti dei gruppi industriali che hanno siti produttivi nel Paese. Il tutto mentre sta affrontando una delle più dure crisi economiche del secolo.
7 ottobre 2020
BREXIT - Cresce l'ipotesi No Deal. Sia il Vicepresidente della Commissione Maroš Šefčovič che il capo negoziatore UE per la Brexit Michel Barnier riconoscono ormai apertamente che, a meno di 100 giorni dalla conclusione del periodo di transizione (31 Dicembre), lo scenario di una Brexit senza accordo sembra essere sempre più realistico. Come sottolineato da Šefčovič, la decisione del Regno Unito di continuare a sostenere il disegno di legge sul mercato interno, il controverso Internal Market Bill, che costituisce un’esplicita violazione dell’accordo di recesso e dunque del diritto internazionale, ha contribuito non solo a rallentare i negoziati - già in stallo per le persistenti divergenze sulla giurisdizione della Corte di Giustizia e sulla regolamentazione del regime di aiuti di stato e delle quote pesca -, ma ha anche minato la credibilità di Londra nei negoziati futuri.

1 ottobre 2020
BREXIT - La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha annunciato che la Commissione europea ha inviato oggi al Regno Unito una lettera di messa in mora per aver violato i suoi obblighi ai sensi dell'accordo di recesso sulla Brexit. Questo segna l'inizio di un procedimento formale di infrazione contro il Regno Unito. Il Regno Unito ha un mese per rispondere alla lettera. La nota della Commissione europea precisa che l'articolo 5 dell'accordo di recesso stabilisce che l'Unione europea e il Regno Unito devono adottare tutte le misure appropriate per garantire l'adempimento degli obblighi derivanti dall'accordo di recesso e che devono astenersi da qualsiasi misura che possa compromettere il raggiungimento di tali obiettivi. Entrambe le parti sono vincolate dall'obbligo di cooperare in buona fede nell'esecuzione dei compiti derivanti dall'accordo di recesso.
Il governo britannico rivendica le sue "ragioni" dietro il progetto di legge nazionale (Internal Market Bill) che rimette in discussione parte degli accordi di divorzio sottoscritti con l'Ue in risposta alla lettera con cui la Commissione europea ha confermato l'intenzione di avviare un'azione legale contro Londra se la questione non sarà chiarita entro un mese.

8 settembre 2020
BREXIT - Oggi riprendono i negoziati tra Regno Unito e Unione europea per cercare di raggiungere un accordo sulle relazioni reciproche quando la Brexit entrerà in vigore a tutti gli effetti. Il clima non è esattamente disteso. Boris Johnson formalizza una sorta di ultimatum a Bruxelles, con la pretesa che entro il 15 ottobre si raggiunga un'intesa di libero scambio altrimenti sarà “no deal”, e rivela il contenuto di un disegno di legge studiato per concedere al Parlamento di Westminster il potere di aggirare alcuni punti dell'accordo di divorzio già sottoscritto l'anno scorso con Bruxelles, tra cui quello dei controlli sulle merci in arrivo dall'Irlanda del Nord, impegno che l'Ue ha preteso per assicurare il mantenimento del confine aperto fra Dublino e Belfast nel rispetto del trattato di pace del 1998. Dal lato UE, il capo negoziatore Michel Barnier, in arrivo oggi a Londra per il via ai nuovi colloqui con l'omologo britannico David Frost, ha ammonito che gli impegni già concordati devono essere tutti rispettati.

24 luglio 2020
BREXIT - Un accordo entro luglio sulle relazioni commerciali UE-Regno Unito sembra impossibile, malgrado l'intensificazione degli sforzi negoziali nell'ultimo mese. La prima fase di colloqui formali ha prodotto infatti solo risultati parziali. Mentre il capo negoziatore britannico David Frost insiste per un accordo sul modello UE-Canada, il suo omologo europeo Michel Barnier insiste invece a nome dei 27 per un allineamento normativo su pesca, giurisdizione della Corte di Giustizia europea, level playing field, considerati da Bruxelles una precondizione per evitare possibili atti di concorrenza sleale. È un terreno di discussione che Londra rifiuta categoricamente come un attentato alla ritrovata indipendenza. La prossima settimana si terranno colloqui tecnici a Londra e un nuovo round formale di trattative riprenderà dal 17 agosto con l’auspicio di raggiungere un accordo entro settembre.
15 luglio 2020
BREXIT - Dopo 47 anni di libera circolazione, con la fine del periodo transitorio, tra UE, i quattro paesi dello Spazio economico europeo e Regno Unito torneranno i controlli doganali. Fino al 31 dicembre di quest’anno si applicheranno le regole pre-Brexit mentre, per il periodo successivo, il governo britannico ha annunciato un piano da 470 milioni di sterline e pubblicato una guida di 230 pagine per la nuova gestione delle frontiere commerciali, che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2021. Questo modello esclude per il momento l’Irlanda del nord, che sarà soggetta a un regime speciale legato alla gestione delle frontiere con la Repubblica d’Irlanda, Stato membro UE. In particolare, si prevede che a partire dal 1° gennaio 2021 le imprese dovranno produrre dichiarazioni doganali per tutte le merci esportate verso l’Unione europea. Lo stesso obbligo sarà imposto a chi importerà dai Paesi UE a partire dal 1° luglio 2021. Dopo questa data tutte le imprese dovranno ottenere un numero di registrazione specifico per importare ed esportare nei paesi UE e EEA.


1 luglio 2020
BREXIT - Una serie di cicli negoziali in videoconferenza durante il lockdown non hanno portato grandi progressi, per questa ragione, il Primo Ministro Boris Johnson e il Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen hanno concordato sulla necessità di incontri di persona tra i rispettivi capi negoziatori per tutto il mese di luglio. Intanto, il Regno Unito ha fissato a settembre il termine per concordare un nuovo accordo commerciale post Brexit con l'UE. Ruolo futuro della Corte di giustizia europea nell’interpretazione delle controversie legali e nella loro risoluzione, pesca, level playing field e norme sugli aiuti di Stato rimangono le questioni cruciali sulle quali si registra ancora una grande distanza tra le parti.


16 giugno 2020
BREXIT - I leader delle istituzioni europee Charles Michel, Ursula Von der Leyen e David Sassoli e il premier britannico Boris Johnson si sono confrontati in teleconferenza per fare il punto sui progressi realizzati finora nella trattativa sulle relazioni future tra Ue e Regno Unito e concordare le prossime azioni da intraprendere per l’avanzamento dei negoziati. Entrambe le parti hanno affermato che i negoziati in corso tra il capo negoziatore europeo Michel Barnier e il suo omologo britannico David Frost sono stati costruttivi. Resta il fatto che, al di là della retorica, Londra non sembra voler cedere alla richiesta di allineamento normativo. Nella dichiarazione congiunta al termine del vertice si evince che l’Unione europea e il Regno Unito hanno preso atto della decisione del governo britannico di non chiedere alcuna proroga del periodo transitorio che terminerà dunque il 31 dicembre 2020, così come stabilito nelle disposizioni dell’Accordo di recesso.

22 aprile 2020
BREXIT - Nonostante l’emergenza Coronavirus, la macchina negoziale per la Brexit non si è fermata. Lunedì 20 aprile hanno ripreso i colloqui per organizzare il lavoro tra i capi negoziatori di entrambe le parti, Michel Barnier per l’UE e David Frost per il Regno Unito. I round negoziali, in videoconferenza ed ognuno di durata settimanale, sono stati fissati per ora in tre date: 20 aprile, 11 maggio, 1° giugno. Durante i colloqui si dovrà trovare un accordo commerciale che prenda il posto del mercato unico e dell'unione doganale europea tuttora vigente, in quanto Londra è nel periodo di transizione, con tutte le regole UE ancora applicate, fino al 31 dicembre. Inoltre, ci saranno da discutere altre questioni, come i servizi finanziari, i diritti di pesca al largo delle coste britanniche, gli scambi universitari e il programma di studi Erasmus. Per ora la linea di Londra non cambia: il governo britannico ritiene di essere ancora in grado di chiudere la pratica Brexit entro i tempi stabiliti, nonostante la pandemia e le richieste da più fronti di un rinvio della scadenza. Il Regno Unito ha tempo fino al 30 giugno per fare richiesta di spostare oltre il 31 dicembre di quest’anno il periodo di applicazione delle norme UE, ma sembra non esserci alcuna intenzione di chiedere un’estensione del periodo transitorio: secondo Londra, la crisi da Coronavirus preparerà i cittadini britannici alla crisi e alle privazioni dovute in un primo momento agli effetti della Brexit.

21 febbraio 2020
BREXIT - Il Consolato di Londra ha aperto uno sportello di consulenza e assistenza nella richiesta di “settled status” o diritto di residenza permanente, con il fine di aiutare i cittadini residenti in UK a superare i problemi relativi alla Brexit. Lo sportello è stato ufficialmente inaugurato dal sottosegretario agli Esteri Ricardo Merlo, in visita in Gran Bretagna. Il sistema di “settled status” introdotto dal Governo britannico ha reso necessario poter dimostrare di essere stati residenti nel Paese. La scadenza finale per chiedere il permesso di residenza è il 30 giugno 2021. Il Consolato italiano a Manchester, chiuso nel 2014, riaprirà a breve per fornire ulteriore supporto ai circa 90mila cittadini italiani che vivono nel nord dell’Inghilterra. IlSole24Ore

20 febbraio 2020
BREXIT - Il premier britannico Boris Johnson ha annunciato un nuovo modello di politica migratoria per il Regno Unito, che entrerà in vigore al termine del periodo di transizione, ovvero nel 2021. Il nuovo modello a punti si ispira a quello “australiano”, e permette il rilascio di un visto lavorativo solo ai richiedenti, europei e non, che abbiano un minimo di 70 punti. I punti verranno attribuiti (10 o 20 per voce) soltanto a chi avrà già ricevuto offerte di lavoro da 25.000 sterline l'anno in su, possiede titoli di studio specifici (come Phd), una qualificazione per settori con carenza occupazionale nel Regno Unito e una conoscenza dell'inglese. Il periodo di transizione permetterà a Londra e Bruxelles di modificare ulteriormente i futuri aspetti migratori. Ansa

5 febbraio 2020
BREXIT - Il 4 febbraio il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato a Londra il Premier inglese Boris Johnson. Il Capo del Governo italiano ha partecipato insieme a Johnson a un evento legato alla Cop 26, la conferenza dell’Onu sul clima che la Gran Bretagna ha organizzato in partnership con l’Italia. Successivamente i due capi di Governo hanno avuto un bilaterale con al centro gli effetti della Brexit sulle relazioni tra i due Paesi. Nel Regno Unito lavorano e studiano circa 700.000 italiani. Tra questi vi sono i circa 300.000 iscritti all’Aire (Anagrafe dei residenti italiani all’estero) e i 300.000 registrati nel nuovo “settled status” la certificazione britannica che ha sostituito il “permanent residence” comunitario prima della Brexit. Fino alla fine dell’anno non ci saranno novità, ancora non è chiaro cosa potranno richiedere le autorità inglesi dopo il periodo transitorio, che terminerà il 31 dicembre 2020. IlSole24Ore


4 febbraio 2020
BREXIT - Il 3 febbraio la Commissione UE ha pubblicato la bozza del mandato negoziale relativo al futuro accordo UE-UK che traccia obiettivi e perimetro del futuro negoziato. Il mandato dovrà ora essere approvato dal Consiglio entro il 25 febbraio per permettere alla Commissione di avviare le trattative con il Regno Unito, possibilmente ad inizio marzo. Sempre il 3 febbraio, anche il Regno Unito ha pubblicato i suoi obiettivi negoziali.

3 febbraio 2020
BREXIT - Alla mezzanotte del 31 gennaio, ora di Bruxelles, si sono chiusi formalmente i 47 anni di partecipazione della Gran Bretagna nell’Unione europea. L’UE e il Regno Unito hanno negoziato un accordo di recesso che prevede un periodo di transizione iniziato il 1° febbraio. La transizione durerà fino al 31 dicembre 2020, salvo un prolungamento di un massimo di due anni che l’intesa di divorzio stabilisce debba essere deciso dalle parti entro il 1° di luglio. Durante il periodo di transizione, il Regno Unito rimarrà nel mercato unico e nell’unione doganale, merci e persone potranno attraversare i confini esattamente come prima. Da un punto di vista politico, la Gran Bretagna non è più Paese membro dell’Unione, i suoi deputati non siedono più nel Parlamento europeo. IlSole24Ore

29 gennaio 2020
BREXIT - Il Parlamento europeo ha ratificato l'accordo di recesso del Regno Unito dall’Unione europea (EU withdrawal agreement) con 621 voti favorevoli, 49 contrari, 13 astenuti). Seguirà l’adozione il 30 gennaio, mediante procedura scritta, della decisione dell’accordo a nome dell’UE da parte del Consiglio. Anche se il Regno Unito cesserà ufficialmente di essere uno stato membro dell’Unione solo a partire dalla mezzanotte del 1 febbraio (ora italiana). Da quel momento si aprirà una nuova fase di negoziati per la gestione dei rapporti tra Regno Unito e UE che durerà quasi un anno, fino al 31 dicembre 2020. EuNews Cambiano le qualifiche dei diplomatici britannici: chiudono le Rappresentanze permanenti presso l'UE e si stabiliscono le relazioni come tra tutti i Paesi terzi: L’Unione nomina il primo capo-delegazione post-Brexit nel Regno, si tratta del portoghese João Vale de Almeida, 63 anni, già ambasciatore dell’Unione europea negli Stati Uniti e alle Nazioni Unite. EuNews

27 gennaio 2020
BREXIT - Il 31 gennaio, data di uscita del Regno Unito dall’UE è imminente. Il 24 gennaio, la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il Presidente del Consiglio europeo Charles Michel hanno firmato l'accordo per l'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Il voto finale del Parlamento in seduta plenaria è previsto il 29 gennaio.
Il 31 gennaio il Regno Unito lascerà ufficialmente l’UE, dando inizio al cosiddetto periodo di transizione, in vista di un accordo sulle relazioni future in materia di relazioni industriali, standard tecnici, regole sulle forniture di energia elettrica, regolamentazioni sullo scambio di medicinali, leggi su immigrazione e visti per le persone dei Paesi europei, regolamenti finanziari per banche e istituti di credito.
Il 25 febbraio i ministri dei paesi europei si riuniranno per votare il nuovo mandato di negoziazione a Michel Barnier, che ha gestito il processo Brexit da parte europea fin dal 2017. A giugno, è in programma un vertice UE-Regno Unito, per la definizione dei rapporti commerciali. Entro la fine del 2020 si dovrebbe firmare il nuovo accordo e dal 31 dicembre dovrebbero entrare in vigore le nuove relazioni.


24 gennaio 2020
BREXIT - L'accordo sulla Brexit raggiunto da Boris Johnson con Bruxelles è da oggi legge nel Regno Unito. Lo ha sancito la regina, apponendo la sua firma (Royal Assent) sotto il testo dello European Union Withdrawal Agreement Act, che ha concluso l'iter di ratifica parlamentare a Westminster a tre anni e 7 mesi dal referendum sull'uscita del Regno dall'Ue del 2016. Ansa


23 gennaio 2020
BREXIT - Ieri sera il parlamento britannico ha ratificato la legge attuativa dell'accordo di recesso. Ora manca solo la firma della Regina Elisabetta, attesa per oggi, come è consuetudine per tutte le nuove leggi. La settimana prossima il Parlamento europeo voterà per approvare l’intesa. Dopodiché, alle 23 ora di Londra del 31 gennaio, il Regno Unito sarà ufficialmente fuori dalla Ue. A quel punto inizierà una fase di transizione fino al 31 dicembre prossimo, nella quale Regno Unito e Ue avranno undici mesi di tempo per negoziare un patto sui loro futuri rapporti economici, commerciali, nell’ambito della sicurezza e di ogni altro tipo. LaRepubblica


22 gennaio 2020
BREXIT - In vista dell’uscita del Regno Unito dall’UE il 31 gennaio si tratteggiano due possibili scenari per l’alimentare italiano, in particolare il vino. Se l’uscita avverrà in presenza di consenso tra Ue e Regno Unito, l’articolo 54 paragrafo 2 dell’Accordo di recesso consentirà la prosecuzione della protezione in quel Paese dei marchi Dop e Igp registrati nell’Ue nonché delle menzioni tradizionali del vino. Nel caso invece di “no deal” la normativa Ue alla data di abbandono del Regno Unito non sarà più vigente in quel Paese, il che farà cadere gli effetti giuridici delle registrazioni. Il Mipaaf chiarisce che sarà necessario depositare onerosamente una domanda di registrazione come marchio nel Regno Unito ed attendere l’esito dell’esame da parte dell’Ukipo, l’autorità nazionale competente. Per chi non l’ha ancora fatto, occorrerà effettuare una registrazione del marchio entro fine mese. IlSole24Ore


10 gennaio 2020
BREXIT - L'accordo con l'Unione europea ha superato l'ostacolo della Camera dei Comuni e si appresta a passare al vaglio della Camera dei Lord. Bocciato l'emendamento dagli indipendentisti scozzesi che puntava a far decadere la legge a causa del voto contrario del Parlamento di Edimburgo. Il Parlamento europeo dovrà ratificarlo il 28 gennaio. Euronews Il Parlamento inglese ha bocciato ieri la «New Clause 10», l'emendamento all’accordo sul divorzio che chiedeva proprio di fare il possibile per mantenere il Regno Unito nel programma Erasmus plus. La partecipazione inglese sarà oggetto dei negoziati per le relazioni UE-UK che intercorreranno a partire dal 31 dicembre 2020. LaStampa


8 gennaio 2020
BREXIT - Partenza dura dei negoziati Brexit. Oggi Boris Johnson incontra Ursula von der Leyen per l'avvio dei colloqui della fase 2, ossia il periodo che va dal 31 gennaio 2020, data ufficiale di uscita del Regno Unito dall'UE e il 31 dicembre 2020, termine ultimo dei negoziati sulle relazioni future tra i due Paesi per scongiurare un'uscita dura. l'Hard Brexit è l'obiettivo di Johnson, il quale proporrebbe che il Regno Unito diventasse un "partner esterno" dell'UE, siglando in futuro un trattato di libero scambio come quello in vigore tra l'UE e il Canada. Invece, la Presidente della Commissione non presenterà al suo interlocutore nuove proposte, sperando di riuscire a mantenere il negoziato su base amichevole. Corriere della Sera Cosa è cambiato dopo le ultime elezioni britanniche IlSole24Ore


13 dicembre 2019
BREXIT - Boris Johnson trionfa alle elezioni del Regno Unito. Nel quartier generale laburista tutti contro Corbyn, il suo errore quello di aver trasformato il voto in un secondo referendum dopo quello del 2016. Ha di fatto scelto di sfidare Johnson sul suo terreno preferito, uscendone con le ossa rotte. LaStampa Il partito guidato dal primo ministro Boris Johnson, con quasi tutti i seggi ormai assegnati, ne ha ottenuti 363 su 650, ben oltre la soglia dei 326 necessari per governare senza alleati in altri partiti. Il Labour si è fermato invece a 202, è la sconfitta pù pesante dal 1932. L’affluenza è stata di circa il 62% degli elettori. Un dato immediato è invece quello della sterlina che passa di mano a 0,8304 euro, contro 0,8475 della chiusura di ieri sera. Il cambio sterlina/dollaro poi si attesta a 1,3449 contro 1,3124 della vigilia, ai massimi da circa due anni e mezzo. IlSole24ore

30 ottobre 2019
BREXIT - Il Regno Unito andrà alle elezioni il 12 dicembre 2019. Euronews


23 ottobre 2019
BREXIT - L'Unione Europea ha annunciato il rinvio della data della Brexit al 31 gennaio 2020. Questa data sarà “flessibile”, poiché permetterà al Regno Unito di lasciare anche in anticipo, il primo giorno del mese successivo alla ratifica dell'accordo.


23 ottobre 2019
BREXIT - Il premier britannico ha incassato una nuova battuta d’arresto in Parlamento: sì al suo accordo, ma no all’iter acccelerato per mandarlo in porto entro il 31 ottobre. Come si è arrivati fin qui, che cosa succede ora. IlSole24ore


20 ottobre 2019
BREXIT - Nuovo stop del Parlamento di Westmister all'approvazione dell'accordo di recesso: nella giornata di sabato 19 è stato approvato un emendamento che ha, in sostanza, condizionato il via libera all'accordo all'approvazione di un progetto di legge che preveda l'adattamento della legislazione britannica all'uscita dall'UE. In seguito è stata inviata a Bruxelles, non firmata dal Premier, la richiesta di rinvio della data della Brexit. La ricostruzione dei fatti ad opera del Sole24ore.


17 ottobre 2019
BREXIT - Raggiunto l'accordo! Sabato il voto del Parlamento britannico. Ma i laburisti, i nazionalisti scozzesi, il partito nordirlandese Dup e i Lib Dem restano contrari. Corbyn chiede un nuovo referendum. Per gli osservatori c'è il 50% di possibilità che l'accordo passi. LaRepubblica - Comunicato stampa UE BREXIT - Sono ore febbrili a Londra, e soprattutto a Bruxelles dove si negozia da giorni senza sosta, perché potrebbe esserci una bozza di accordo sulla Brexit. Boris Johnson potrebbe presto cedere sull’Irlanda del Nord e abbandonarla al suo destino, almeno per qualche anno, in nome della Brexit. Il caponegoziatore Ue Michel Barnier ha posto l'ultimatum di stasera, 16 ottobre, per la bozza legale di accordo, in modo che possa essere valutata dai 27 paesi membri Ue nel vertice di giovedì 17 e venerdì 18. LaRepubblica


2 ottobre 2019
BREXIT - Brexit, il piano di Boris Johnson per il nodo Irlanda del Nord: due confini per 4 anni. Sarebbe fuori dall’unione doganale, ma con esenzioni. Ma ci sono i primi no di Dublino. Reazioni opposte in Irlanda sulla proposta. La ministra degli Affari Europei di Dublino, Helen McEntee, parla di un'offerta 'prendere o lasciare' con aspetti "inaccettabili". Pieno sostegno a Johnson invece dagli unionisti nordirlandesi del Dup, oppostisi in precedenza al backstop e all'accordo raggiunto da Theresa May LaStampa


1 ottobre 2019
BREXIT - A un mese dalla data del 31 ottobre, continua lo stallo nel Regno Unito. L'opposizione ha infatti chiarito che non presenterà neanche questa settimana una mozione di sfiducia contro il governo di Boris Johnson: la decisone arriva a causa del mancato supporto di una ventina di dissenzienti Tory.
Intanto, i parlamentari conservatori che fanno parte dell'ala più euroscettico (European Research Group) si sono detti aperti a valutare un eventuale supporto all'accordo di recesso che attualmente Johnson sta negoziando con l'UE - Guardian


23 settembre 2019
BREXIT La decisione del premier di chiudere le Camere per cinque settimane, per agevolare il divorzio dalla Ue è stata definita incostituzionale dai giudici dell’alta corte britannica. Gli effetti sulla Brexit sono però trascurabili: e questo perché i deputati erano comunque riusciti ad approvare, prima della sospensione dei lavori, la legge che obbliga Johnson a chiedere il rinvio della Brexit se entro il 19 ottobre non sarà stato raggiunto un accordo con la Ue. Dal canto suo, Johnson, a New York per la conferenza sul clima, fa sapere che occorre andare al più presto alle elezioni. Corriere della Sera
La scorsa settimana al Parlamento europeo a Strasburgo erano intervenuti il Presidente della Commissione Juncker e il capo negoziatore Barnier per un aggiornamento sulla Brexit. Con i MEP hanno discusso dei vari scenari e il Presidente Juncker ha confermato che "l'opzione no-deal è ancora sul tavolo" - Euractiv
Da parte sua il Parlamento aveva ribadito la sua posizione sottolineando la necessità di proteggere i diritti dei cittadini UE e britannici e fornire il necessario meccanismo di backstop per salvaguardare lo status quo in Irlanda - Parlamento europeo


20 settembre 2019
BREXIT - A seguito alla presa di posizione del primo ministro finladese Antti Rinne, il governo inglese ha inviato all'Ue delle «idee» per cambiare la clausola di backstop che saranno oggetto di discussioni tecniche in questi giorni tra il gruppo di lavoro di Michel Barnier, il negoziatore capo europeo, e quello di Stephen Barclay, ministro inglese per la Brexit. La proposta inglese dovrebbe essere inviata a Bruxelles entro il 2 ottobre, per permettere il raggiungimento di un consenso all'interno del partito conservatore. L'idea su cui le parti si stanno confrontando è un'area comune per beni agricoli e animali che comprenda tutta l'Irlanda. Belfast rimarrebbe quindi allineata all'Ue divergendo dal resto del Regno Unito. I controlli si terrebbero lontano dal confine per minimizzare le infrastrutture fisiche al confine. Per il resto l'Irlanda del Nord rimarrebbe legata a Londra. IlGiornale


19 settembre 2019
BREXIT - Johnson aveva dichiarato in precedenza di ritenere che il vertice dell'Unione europea del prossimo 17 ottobre fosse il momento e il luogo appropriati per trovare un accordo per un accordo divorzio consensuale e ordinato con Bruxelles, pur essendo pronto ad un'uscita no-deal il 31 ottobre. Tuttavia, il premier finlandese Antti Rinne, che ricopre la presidenza di turno dell'Unione europea, ha dichiarato alla BBC che Johnson ha ancora 12 giorni di tempo per presentare il suo piano, dopodichè sarà tutto finito. LaStampa "E' arrivato il momento che Johnson produca per iscritto le sue proposte, se esistono". Adnkronos


16 settembre 2019
BREXIT - Sale ancora lo scontro politico in Gran Bretagna, in attesa della resa dei conti definitiva a livello giudiziario, dopo la pesantissima sentenza con cui la sezione d'appello dell'Alta Corte della Scozia ha dichiarato ieri illegale la sospensione di 5 settimane del Parlamento di Westminster decisa dal governo Tory di Boris Johnson. Le opposizioni, dai laburisti agli indipendentisti scozzesi dell'Snp, chiedono ora che le Camere - chiuse dal 10 settembre - siano riaperte per poter riprendere il loro lavoro di "scrutinio" dell'attività dell'esecutivo sulla Brexit Ansa


11 settembre 2019
BREXIT -La giustizia scozzese ha giudicato «illegale» la sospensione per cinque settimane del Parlamento, decisa dal premier britannico Boris Johnson. LaStampa

10 settembre 2019
BREXIT - La Camera dei Comuni ha bocciato la mozione per la convocazione di elezioni anticipate nel Regno Unito il 15 ottobre. LaStampa Tutti i fuoriusciti del partito conservatore stanno dicendo in queste ore che Boris Johnson punta ad arrivare al no-deal con la Brexit per sfruttare la ricaduta elettorale. Eppure il premier che questo lunedì si è recato a Dublino per incontrare il suo omologo Leo Varadkar, continua ad assicurare partner ed avversari che lui punta a un dialogo con l'Unione Europea. Malgrado il fatto che anche Bruxelles ha fatto sapere di non avere ricevuto nuove proposte al riguardo. Euronews

9 settembre 2019
BREXIT - A partire da questa sera, il Parlamento britannico chiuderà le porte. Lo speaker della Camera dei Comuni, John Bercow, ha annunciato l'intenzione di rinunciare all'incarico in caso di elezioni anticipate e comunque di dimettersi al più tardi dopo la scadenza della Brexit il 31 ottobre. LaStampa Cosa cambierà con la Brexit: profili doganali, fiscali, aspetti legati alla sicurezza dei prodotti, etichettatura, indicazione di origine delle merci e normativa dual-use. IlSole24ore

6 settembre 2019
BREXIT - La sospensione del Parlamento britannico, annunciata dal governo Tory di Boris Johnson per 5 settimane a partire dalla prossima, è legale. Lo hanno confermato i giudici dell'Alta Corte britannica di Londra accogliendo - dopo che un primo ricorso di militanti anti Brexit era stato respinto in Scozia - le contestazioni presentate dagli avvocati dell'attivista Gina Miller con il sostegno di politici pro Remain di vari partiti incluso l'ex premier John Major. Il caso passerà alla Corte Suprema per un ulteriore passaggio. LaStampa



5 settembre 2019
BREXIT - Non passa la mozione presentata da Boris Johnson per la convocazione di elezioni nel Regno Unito il 15 ottobre. Le opposizioni hanno detto no alla data indicata chiedendo garanzie sull'attuazione della legge anti-no deal e sul rinvio della Brexit alla scadenza del 31 ottobre prima del voto, rinvio che Johnson rifiuta categoricamente. Nella notte intanto la Camera dei Lord ha dato il via libera alla legge anti 'no deal', approvata mercoledì in prima lettura alla Camera dei Comuni. Sembra che tutti i passaggi della legge saranno completati nella Camera dei pari entro le 17 di venerdì. Sempre nella notte, intorno alle 23 italiane, le opposizioni hanno approvato una legge che obbligherebbe il premier a chiedere all'Ue l'ennesimo rinvio della Brexit fino al 31 gennaio 2020, nel caso non concluda un accordo entro il 19 ottobre. Decisivo John Bercow, lo speaker della Camera, che ha permesso la legislazione di emergenza. La Stampa

4 settembre 2019
BREXIT - Via libera del Parlamento inglese a una legge per fermare la Brexit senza accordo che sarà approvata tra oggi e domani e chiedere all'UE un'ulteriore proroga fino al 31 gennaio 2020, a meno non si raggiunga il consenso su un accordo entro il prossimo 19 ottobre. Johnson battuto, chiederà oggi di tenere elezioni anticipate il 14 ottobre, la sua mozione però dovrà riuscire ad essere approvata da 2/3 del Parlamento. La Repubblica L'eventualià di una Brexit senza accordo rimane una possibilità evidente. I tecnici comunitari sono al lavoro per poter usare il Fondo europeo per le Calamità naturali per scopi diversi, proprio per fronteggiare i danni economici di una Brexit dura. Governi europei e Commissione sono in attesa di proposte su credibili alternative da Londra al backstop, per evitare il ritorno al confine fisico tra le due Irlande. (Fonte: il Messaggero).

3 settembre 2019
BREXIT - La Camera dei Comuni riapre oggi per una settimana e il governo di Boris Johnson ha perso la maggioranza assoluta numerica che lo sosteneva. Il cambiamento non comporta comunque l’automatica caduta del governo, salvo un voto di sfiducia dell’aula. Oggi gli oppositori dovrebbero presentare la legge anti-no deal. Intorno alle 20.30 (ora italiana), si entrerà nel vivo della giornata parlamentare. È infatti previsto che il deputato conservatore `ribelle´, Oliver Letwin, sottoponga allo speaker dei Comuni John Bercow la richiesta per uno `Standing Order 24´, vale a dire un dibattito di emergenza, sulla `no deal Brexit´. Corriere della Sera
2 settembre 2019
BREXIT - Il Parlamento di Westminster riapre domani dopo la pausa estiva. Settimana decisiva a Westminster. Il premier britannico Boris Johnson impone fedeltà ai deputati conservatori e minaccia che verranno sospesi dal partito se questa settimana si schiereranno con l'opposizione per bloccare un'uscita dall'Unione Europea senza un accordo. Il Sole 24 ore.

30 agosto 2019
BREXIT - A meno di 24 ore dalla decisione choc di Boris Johnson di sospendere il Parlamento sono arrivate a oltre 1,5 milioni le firme della petizione che chiede di fermare la decisione del premier. Sono stati inoltre presentati tre ricorsi legali a Londra, Edimburgo e Belfast da attivisti e deputati. Ritengono che la sospensione, con la scadenza della Brexit che incombe, è anti-democratica, un mero stratagemma per impedire al Parlamento di intervenire sui tempi e modi del divorzio dall’Unione europea. LaStampa
I precedenti: dagli anni '80, le sospensioni sono durate sempre più o meno una settimana. Nel 2016 il parlamento fu chiuso per quattro giorni, nel 2014 per 13. Stavolta si tratterebbe di ben 23 giorni, giustificati secondo Johnson dalla particolare lunghezza dell'attuale sessione parlamentare. Di norma durano un anno ma quella in corso è iniziata nel luglio del 2017, dopo le ultime elezioni. Euronews

28 agosto 2019
BREXIT - Ansa: Boris Johnson ha parlato con la Regina per sospendere il Parlamento pochi giorni dopo il rientro dei parlamentari dalla pausa estiva e solo qualche settimana prima della scadenza della Brexit il 31/10: lo riporta la Bbc.  
La nuova amministrazione di Boris Johnson, scrive l'emittente, punta a far tenere un Discorso della Regina il 14 ottobre in cui la monarca presenterebbe i futuri piani del governo. Questo significa anche che difficilmente i parlamentari avrebbero tempo a sufficienza per bloccare un 'no deal' voluto dal premier.
"In quasi 400 anni - scrive Johnson in una lettera inviata ai parlamentari - solo la sessione del 2010-12 si e' avvicinata con 259 giorni. Sono stati presentati progetti di legge che, per quanto importanti di per se', a volte sono parsi volti solo a occupare il tempo sia alla Camera dei Comuni che a quella dei Lord mentre la cruciale legislazione per la Brexit e' stata ostacolata per assicurarsi che potesse essere rimandata alla sessione successiva. Questo non puo' continuare". Il Sole 24 ore
Ore 16.00: la Regina accoglie la richiesta di Johnson: parlamento chiuso fino al 14 ottobre. Corbyn: «È un golpe» Il Sole 24 ore

26 agosto 2019
BREXIT -  Boris Johnson vorrebbe chiudere il Parlamento britannico per almeno cinque settimane alla scopo di evitare che decida una proroga della Brexit.
Da Biarritz in Francia intanto Johnson, impegnato nel G7, considera avverabile una nuova intesa fra Gran Bretagna ed Unione Europea per un'uscita il più indolore possibile. "Cerchiamo di essere chiari, penso che al momento ci sia una ragionevole possibilità che avremo un accordo", ha dichiarato Johnson, dicendosi "ottimista", ma ha continuato, "se usciremo senza un accordo, è certamente vero che i 39 miliardi di sterline non sono più, a rigor di termini, dovuti. Rainews

23 luglio 2019
BREXIT - Boris Johnson è il nuovo leader dei Tory, domani sarà proclamato Primo Ministro. L'ex sindaco di Londra, 55enne, ha sconfitto l'altro candidato finalista, il ministro degli Esteri Jeremy Hunt, ottenendo 92.153 voti, il 66% delle preferenze. Il rivale Jeremy Hunt ha ottenuto 46.656 voti, fermandosi così al 34%. La partecipazione al voto è stata dell'87%, su una platea di 159mila iscritti al partito conservatore. Repubblica - BBC News

10 luglio 2019
BREXIT - Il Consiglio ha adottato ieri anche misure di emergenza per l'esecuzione e il finanziamento del bilancio dell'UE per il 2019 in caso di Brexit senza accordo.
Tali misure consentiranno all'UE di continuare a effettuare pagamenti ai beneficiari del Regno Unito per i contratti sottoscritti e le decisioni adottate prima della data di recesso, purché il Regno Unito continui a versare i contributi concordati nel bilancio dell'UE per il 2019.
Londra - Jeremy Corbyn schiera nuovamente il Labour a favore d'un secondo referendum e si impegna a sostenere l'opzione Remain se il prossimo governo Conservatore non perseguirà un nuovo voto popolare, contro qualunque ipotesi di divorzio no deal come pure contro qualunque accordo "dannoso" di uscita dall'UE di marca Tory - Ansa
1 luglio 2019
BREXIT - Boris Johnson continua a ripetere che il Regno Unito, accordo o non accordo, uscirà dall'UE il prossimo 31 ottobre. Tuttavia gran parte dei diplomatici che seguono la Brexit sembra non credergli, e - intervistati da POLITICO - sottolinea la grande differenza che passa tra la campagna elettorale e la politica vera.

17 giugno 2019
BREXIT - Cresce il timore tra i Conservatori di possibili elezioni anticipate che potrebbero verificarsi in seguito alla scadenza Brexit del 31 ottobre. Il sostegno a Boris Johnson potrebbe venire meno in caso di un'uscita senza accordo - Guardian 
Intanto, la corsa dell'ex ministro degli Esteri verso la Premiership sembra certa, a tal punto che i rivali più accreditati Hunt e Gove starebbero già discutendo di posizioni ministeriali con Johnson - Times

14 giugno 2019

BREXIT - Boris Johnson si conferma superfavorito nella corsa a diventare leader del partito conservatore e premier britannico. L’ex ministro degli Esteri ha staccato ieri i rivali con un margine superiore alle previsioni.
Al primo round di votazioni Johnson ha ottenuto il sostegno di 114 deputati, più di un terzo del totale dei deputati conservatori e oltre il doppio del suo rivale più prossimo. Il ministro degli Esteri Jeremy Hunt si è piazzato secondo con 43 voti.
Michael Gove ha ottenuto 37 voti, mentre l’ex ministro per la Brexit Dominic Raab ne ha avuti 27 - Il Sole 24 Ore - POLITICO

13 giugno 2019
BREXIT - In vista del Consiglio europeo del 20 e 21 giugno, la Commissione ha presentato lo stato dell'arte del lavoro relativo alle misure di contingenza nel caso di uno scenario no-deal. La Commissione ha precisato che da qui al 31 ottobre non prenderà più azioni legislative e ha invitato Stati membri, imprese e cittadini ad utilizzare il tempo che ci divide dalla data di uscita per prepararsi ad un eventuale "no-deal"- Commissione europea

12 giugno 2019
BREXIT - Durante l'intervista A POLITICO ieri il Presidente della Commissione Juncker ha parlato anche di Brexit confermando che i negoziati non saranno riaperti, a prescindere da chi prenderà il posto di Theresa May come primo ministro britannico - Il Post


7 giugno 2019
BREXIT - Oggi sarà per Theresa May l'ultimo giorno "in office", anche se rimarrà in carica fino a che non verrà scelto il suo successore. La corsa inizia la settimana prossima (10 giugno) con una serie di votazioni tra i parlamentari conservatori che dovranno scegliere, tra dodici, i due candidati che si giocheranno la leadership. Il tutto entro la fine di giugno - Economist

Tra Michael Gove e Boris Johnson ecco che spunta l'outsider Rory Stewart attuale ministro per lo sviluppo internazionale -
POLITICO

3 giugno 2019

BREXIT - L'ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri fautore della Brexit, Boris Johnson, "farebbe un grande lavoro: sarebbe eccellente" come premier britannico. Così il presidente Donald Trump, in visita ufficiale a Londra, ha manifestato il suo endorsement per Boris Johnson, candidato a guidare i Tory e alla successione di Theresa May come primo ministro.
E su Brexit: il prossimo Primo ministro dovrebbe "interrompere i negoziati per ottenere un accordo migliore" e "dovrebbe fare capo negoziatore Nigel Farage" - TheTimes - Repubblica - New York Times



22 maggio 2019

BREXIT - La Premier britannica Theresa May ha presentato ieri pomeriggio il suo nuovo piano per la Brexit, decisa a far passare l'Accordo di recesso al Parlamento. I tratti essenziali del suo nuovo piano sono: l'inclusione di obblighi legali per imporre al futuro governo britannico di cercare alternative al backstop; la libertà ai parlamentari di formare un’unione doganale con l’Unione Europea e l'obbligo di celebrare un voto in Parlamento sull’opportunità o meno di avere un secondo referendum - Il Post - Guardian
Intanto, la Casssazione ha fatto sapere ieri che i Parlamentari italiani che verranno eletti domenica saranno 76, ma se ne insedieranno soltanto 73. Gli altri tre entreranno in carica soltanto quando il Recesso del Regno Unito dall’UE sarà ufficiale -
La Stampa

21 maggio 2019
BREXIT - Brexit party - Tre giorni con il nuovo partito di Nigel Farage in vetta ai sondaggi UK. La stragrande maggioranza dei nuovi fedeli del demagogo e leader euroscettico Nigel Farage è tanta classe media e bassa britannica, delusa dalle istituzioni UE e dalla Brexit congelata.


17 maggio 2019

BREXIT - Tories - L'ex Ministro degli Esteri Boris Johnson ha fatto sapere ieri ad una conferenza a Manchester che è pronto a candidarsi alla guida del partito quando si aprirà la corsa alla successione alla May - Sky News

Italia -
La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il decreto legge Brexit che contiene misure volte a garantire la sicurezza e la stabilità nel caso di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo. Tra le misure approvate  il via libera alla partecipazione ad eventuale aumento di capitale a cui la Bei, banca europea degli investimenti, fosse costretta dall’addio di Londra, tutele per gli italiani nel Regno Unito e un regime transitorio di 18 mesi per banche gb che operano in Italia -   La Stampa

Curiosità -
Il Brexit energy drink, creato dall'imprenditore polacco Pawel Tumilowicz dopo il Referedum, non ha ricevuto la protezione del marchio nell'UE perchè ritenuto offensivo - Telegraph - Metro


16 maggio 2019
BREXIT - Il Primo ministro Theresa May ha fatto sapere ieri che nella prima settimana di giugno ci sarà una nuova votazione del Parlamento sull’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, a prescindere dall’appoggio o meno del Partito Laburista - Il Post



13 maggio 2019

BREXIT - Decreto Brexit - Via libera al decreto legge sulla Brexit. Il decreto ha l'obietivo di garantire la sicurezza e la stabilità nel caso di uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo e interviene anche su alcuni poteri speciali del Governo, estendendo il cosiddetto "golden power" ai servizi di telecomunicazioni 5G e proroga lo schema Gacs.

Nel Decreto sono incluse disposizioni che attengono a molteplici profili applicativi dei principi comunitari della libera circolazione delle persone, dei capitali e dei servizi - La Stampa

Governance - Secondo uno studio dell'European Policy Centre, nonostante le lunghe e difficili trattative relative a Brexit, l'UE è riuscita ad istituire una governance interistituzionale (Commissione, Consiglio e Parlamento) che non solo ne ha garantito l'unità, ma ne ha anche rafforzato la posizione  - European Policy Centre
12 maggio 2019
BREXIT - Il nuovo Partito per la Brexit di Nigel Farage potrebbe ottenere il 29 per cento dei voti e diventare così il primo partito alle prossime elezioni europee. I Tory perderebbero oltre due terzi dei voti ottenuti alle legislative del 2017, mentre i laburisti perderebbero il 13 per cento dei consensi del 2017. Secondo il Financial Times il crollo nei consensi aumenterebbe la pressione sulla May e potrebbe risultare in un cambio al Vertice. 

Reportage de
La Stampa - Nel feudo rurale dei pro-Brexit dove Farage prepara la vittoria.

Questa è la fotografia della situazione in Inghilterra, mentre il Presidente del Consiglio Tusk in un'intervista al quotidiano polacco Gazeta Wyborcza, sostiene che ci sarebbero tra il 20 e il 30% di possibilità che la Brexit possa non verificarsi -
AnsaEuropa
6 maggio 2019
BREXIT - "Troviamo un accordo" di compromesso sull'uscita dall'UE, ma troviamolo in fretta: possibilmente prima delle Europee di fine mese. E' all'insegna "dell'urgenza", se non della disperazione, l'appello rivolto sul Mail on Sunday dalla premier Tory britannica, Theresa May, al leader laburista, Jeremy Corbyn. 

L'appello di May -
"Al leader dell'opposizione - scrive May - io dico questo: ascoltiamo ciò che gli elettori hanno voluto esprimere, la loro frustrazione, e mettiamo per il momento da parte le nostre differenze. Troviamo un accordo". La richiesta è quella di dare "nuovo impeto di urgenza" all'affannoso dialogo bipartisan avviato in extremis, prosegue la premier, lasciando intendere di essere pronta a fare concessioni pur di "uscire dal vicolo cieco" e di ritentare con qualche chance di successo la strada della ratifica a Westminster di un divorzio 'soft' da Bruxelles - Rainews

Viaggio di POLITICO al centro dell'Inghilterra, dall'East Midlands fino al West Yorkshire - Postcards from Brexit country


30 aprile 2019
BREXIT - Laburisti - Voto cruciale oggi del comitato esecutivo dei laburisti se inserire nel manifesto per le europee la volontà di perseguire un secondo referendum sulla Brexit - Guardian
Sondaggi -
Nel frattempo gli ultimi sondaggi di YouGov in vista delle elezioni europee, danno il Brexit Party primo con il 28% dei consensi, i laburisti secondi conil 22% e i conservatori terzi al 13%.
Servizi finanziari -
Secondo un nuovo studio della Cass Business School di Londra, la capitale inglese potrebbe perdere alcuni dei suoi servizi finanziari a beneficio dei competitors dell’UE come Parigi e Francoforte, ma la City manterrà indubbi vantaggi competitivi.
Lo studio esamina il modo in cui le istituzioni finanziarie potrebbero reagire ai due principali rischi che seguiranno la Brexit – incertezza politica e incertezza normativa – e affronta diversi modi di gestire tali rischi - Wall Street Italia
La Brexit si è fermata a Belfast -
Viaggio dentro una città divisa, ma non rassegnata, catapultata al centro dell’attenzione internazionale. Il ritorno di un hard border tra Nord e Repubblica d’Irlanda rischia di riportare a galla il drammatico confronto tra protestanti e cattolici. E di dividere un’isola economicamente e socialmente unita. Ma la soluzione si scontra con la doppia anima di questa terra - Corriere

18 aprile 2019
BREXIT - Si prevede che le elezioni europee diventino inevitabilmente una sorta di referendum-bis: un’opportunità per gli elettori britannici pro-Brexit di esprimere la loro frustrazione per il fatto che, quasi tre anni dopo il referendum del 2016, la Gran Bretagna ancora non ha lasciato l’Unione Europea. E anche un’opportunità per gli elettori filo-europei di chiedere un ripensamento sulla decisione di uscire dalla Ue. Dai sondaggi, risulta attualmente in testa il partito sovranista di Nigel Farage Il Sole 24 ore


17 aprile 2019
BREXIT - La Germania lancia un avvertimento al Regno Unito. Il ministro degli Esteri tedesco ha ammonito Londra che non ci sarà alcuna proroga della Brexit oltre ottobre, inviando il segnale più forte che la pazienza di Berlino sta iniziando a logorarsi. “Dovranno decidere cosa vogliono per ottobre”, ha detto Heiko Maas in un’intervista al Financial Times.“Non si può trascinare la Brexit per un decennio” - Wall street Italia


11 aprile 2019



BREXIT - Consiglio europeo - I Leader dell'UE hanno concesso ieri al Regno Unito un'ulteriore estensione dell'Art. 50 fino al 31 ottobre 2019.
 
Da parte del Governo May c'è l'impegno a raggiungere un accordo con i laburisti e a far passare l’Accordo di recesso. 
 
L’estensione del Consiglio è un termine massimo e sarà condizionata all’approvazione dell’Accordo di recesso da parte del Parlamento britannico.

Inclusa anche una “clausola ghigliottina” di uscita del Regno Unito dall’UE al 1° giugno, nel caso, per qualsiasi ragione interna, il Regno Unito non dovesse partecipare alle elezioni europee -
Conclusioni


10 aprile 2019



BREXIT - Consiglio europeo - Oggi i capi di Stato si riuniranno a Bruxelles per un Vertice straordinario sulla Brexit.

Cosa succederà -
 Il Consiglio molto probabilmente concederà un’estensione condizionata al Regno Unito di nove o dodici mesi. Il focus sarà sull’importanza dei negoziati tra Conservatori e Laburisti per trovare un’intesa e far passare l’Accordo di recesso alla Camera dei Comuni - la Repubblica

Tusk -
Proprio in questa direzione va la lettera mandata ai Leader dal Presidente del Consiglio Tusk che invita a considerare un'estensione lunga e condizionata - Lettera

Michel Barnier -
Intanto, in conferenza stampa è intervenuto ieri il caponegoziatore Michel Barnier, sottolineando come "sarà sempre la responsabilità del Regno Unito dirci cosa vuole". "Se vuole interrompere il processo della Brexit può farlo con la revoca dell'articolo 50 e se vuole permettere un accordo o impedire un no-deal, come ho sentito dire alla Camera dei Comuni, allora bisogna votare per l'accordo con i miglioramenti della dichiarazione politica" - Rainews - POLITICO

9 aprile 2019
BREXIT - Al Consiglio Affari Generali Art. 50 tenutosi ieri in preparazione del Consilgio europeo straordinario di mercoledì, gli Stati membri hanno dimostrato "apertura" per un'estensione flessibile della deadline Brexit a patto che ci sia da parte UK chiarezza su come intende procedere con la cooperazione "intra-partitica" tra Conservatori e laburisti nel tentativo di raggiungere una maggioranza sull'Accordo di recesso - Adam Fleming (BBC)

Intanto, domani, prima del Vertice straordinario sulla Brexit, si terrà un mini-vertice tra i leader di alcuni Paesi UE per decidere la strategia: Francia, Germania, Spagna, Belgio, Olanda e Danimarca

8 aprile 2019



BREXIT - Settimana cruciale per la Brexit. Giovedì 10 si tiene infatti un Consiglio europeo straordinario dedicato all'uscita del Regno Unito dall'UE.

Theresa May -
 La premier britannica ha diffuso ieri un video in cui spiega cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane. "Quello che abbiamo davanti è lasciare l'UE con un accordo o non lasciarla affatto", dice proponendo i due possibili scenari.

"Il governo ritiene che dobbiamo assolutamente uscire dall'Unione europea e completare la Brexit. Per questo dobbiamo trovare un accordo in Parlamento, un'intesa tra partiti - prosegue
nel video pubblicato dal numero 10 di Downing Street sul suo canale - Non sono d'accordo su molte cose con i Labour, ma penso che sulla Brexit e sulla libertà di movimento, sul garantirci un buon accordo, sulla sicurezza e sull'occupazione, abbiamo qualche punto di intesa. Questo significa accettare compromessi da entrambe le parti" - Rainews

Il rinvio -
Venerdì mattina Theresa May ha chiesto un rinvio della deadline per l'uscita del Regno Unito al 30 giugno. Ma l'Unione europea sarebbe pronta a concedere un'estensione (flessibile) di un anno - la Repubblica

4 aprile 2019

BREXIT - Londra - Ieri la Camera dei Comuni ha votato per evitare il no deal. Per un solo, drammatico voto, 313 a 312, è così passata la legislazione bipartisan a firma Cooper (laburista) e Letwin (conservatore) che impone alla premier Theresa May di chiedere un ennesimo rinvio all’UE qualora il 12 aprile si prospettasse l’incubo del No Deal - la Repubblica

May/Corbyn -
Nel frattempo ieri l'incontro tra i due leader "è andato molto bene". Lo ha detto il leader laburista, intercettato dopo il colloquio durato circa due ore. Corbyn ha aggiunto che presto ci saranno altri incontri.

La possibile intesa -
 Secondo i commentatori la forma di un’intesa realistica è chiara: unione doganale; allineamento permanente con l'UE sui diritti dei lavoratori; annacquamento dei piani Tory (restrittivi) sull’immigrazione, ma con la fine della libertà di movimento confermata; no a un secondo referendum; uscita dall’UE prima delle elezioni Europee e quindi per il 22 maggio. La Stampa

Juncker -
Ieri il Presidente della Commissione europea Juncker è intervenuto alla mini-plenaria al Parlamento di Bruxelles per ribadire che "la settimana prossima ascolteremo Theresa May e decideremo come procedere. Lavoreremo fino all'ultimo momento per evitare un non accordo". Juncker ha poi sottolineato che una proroga breve fino al 22 maggio sarà concessa soltanto nel caso in cui l'Accordo di recesso passerà alla Camera dei Comuni.

USA -
Intanto, dall'Ambasciatore USA a Londra arrivano via twitter parole di apertura per un possibile FTA.

3 aprile 2019

BREXIT - Londra - E' arrivata ieri dopo le 18 la svolta di Theresa May, dopo un Consiglio dei ministri durato sette ore: "Dobbiamo trovare un compromesso sulla Brexit, questa situazione non può andare avanti. Perciò chiederemo l'estensione dell'art. 50" per evitare il no deal.
Non solo, Theresa May chiede anche aiuto all'opposizione a Jeremy Corbyn: "Mi offro di sedermi a un tavolo con lui e di trovare un piano insieme per la Brexit". Parla di "interesse comune per l'interesse della nazione", un Paese che lei stessa definisce "diviso. Possiamo e dobbiamo trovare un compromesso" -
la Repubblica - BBC -
Il prossimo appuntamento sarà il 10 aprile a Bruxelles per un Consiglio europeo straordinario che sarà decisivo per l'ok al rinvio che la May sembra voler chiedere.

Bruxelles -
Intanto Michel Barnier, intervenendo alla mini Plenaria del Parlamento europeo, ha confermato che, stando così le cose, un'uscita del Regno Unito senza accordo è sempre più probabile. Per Barnier l'indecisione della Camera dei comuni è "una questione deludente per tutti noi" - POLITICO


2 aprile 2019


BREXIT - La Camera dei comuni ieri sera ha bocciato tutte le opzioni alternative all'Accordo di recesso della May e compiuto un altro passo verso un'uscita senza accordo dall'UE.
Gli emendamenti in votazione erano quattro: quello che invitava il Regno Unito a negoziare un'unione doganale permanente con l'UE post-Brexit, che è stato respinto per tre voti; il secondo per un referendum popolare su ogni accordo di recesso, un terzo che chiedeva un'ulteriore proroga dell'Articolo 50 e il quarto che proponeva la soluzione denominata Mercato comune 2.0, ovvero 'Norvegia Plus' e chiedeva (oltre alla libera circolazione) il ritorno del Regno Unito nell'Efta -
Rainews - POLITICO


1 aprile 2019

BREXIT - Se il parlamento britannico voterà "a larga maggioranza" per una Brexit 'soft' e per la permanenza della Gran Bretagna nell'unione doganale europea la premier Theresa May non potrà che accettarlo. Lo sostiene il ministro della Giustizia David Gauke alla vigilia di una settimana cruciale per il Regno Unito nella quale il Parlamento sarà chiamato a votare nuovamente sulle diverse opzioni alternative all'Accordo di Theresa May - Ansa


29 marzo 2019


BREXIT - Londra - Oggi il Parlamento voterà per la terza volta l'Accordo di recesso. Decisivi saranno i voti del DUP che fino a ieri si è detto contrario così come quelli di circa 30 conservatori. L'Accordo non avrebbe quindi molte possibilità di passare. Probabile un altro voto la settimana prossima. Due giorni fa Theresa May ha annunciato che se l'Accordo passerà lascerà l'incarico di Primo ministro - Guardian
Bruxelles -
Una Brexit senza accordo è lo scenario sempre più verosimile e l'uscita della Gran Bretagna dall'UE il 12 aprile si fa sempre più reale, in quanto per un'estensione lunga Londra deve partecipare alle elezioni europee ma non c'è almeno finora la volontà politica. Per questo è molto probabile un vertice UE il 10 o 11 aprile per dare un segnale politico, anche se Bruxelles è pronta a una hard Brexit. E' quanto si apprende da fonti UE dopo la riunione odi ieri degli ambasciatori dei 27 dedicata all'articolo 50 - AnsaEuropa


28 marzo 2019


BREXIT - Dimissioni - Theresa May ha annunciato ieri le proprie dimissioni dalla guida del governo in cambio dell’appoggio del Parlamento al suo Accordo sulla Brexit. La svolta è avvenuta durante una drammatica riunione a Westminster in cui la premier ha affrontato il gruppo parlamentare del suo stesso partito conservatore - Corriere 
Intanto ieri il Parlamento, in una serie di voti indicativi ha votato le otto opzioni alternative all'Accordo di recesso, ma nessuna di queste ha raggiunta la maggioranza. La May potrebbe mettere al voto per la terza volta l'Accordo forse già domani -
CNN
Nel frattempo Jeremy Corbyn è tornato a chiedere elezioni anticipate -
Mirror
Tusk -
E ieri al Parlamento europeo il Presidente del Consiglio Tusk ha chiesto al Parlamento di "essere aperti anche ad un'estensione lunga dell'Art. 50, in caso il Regno Unito volesse rivedere la sua strategia".

27 marzo 2019
BREXIT - Altra giornata importante oggi per la Brexit alla Camera dei Comuni. Il Parlamento si prepara a votare le varie opzioni sull'uscita del Regno Unito dall'UE alternative all'Accordo di recesso, mentre la Premier Theresa May continuerà le sue riunioni in un ultimo tentativo di raccogliere consenso intorno al suo Accordo - BBC

26 marzo 2019


BREXIT - Londra - La Premier Theresa May è intervenuta ieri a Westminster: "Non ho il sostegno per un terzo voto sull'accordo con Bruxelles", ha detto. Le parole della premier arrivano dopo l'ultimo rifiuto del leader dell'opposizione laburista di appoggiare l'accordo. Jeremy Corbyn, ha chiesto alla May di abbandonare l'idea di un terzo voto - Rainews
Il Governo - La premier è andata poi ko nuovamente, questa volta sul controllo del processo Brexit che passa nelle mani del Parlamento per la presentazione di piani B alternativi all'accordo raggiunto dalla premier con la UE e che verranno discussi e votati da domani. La Camera dei Comuni ha infatti approvato l'emendamento Letwin con 239 a favore e 302 contrari. Per votare l'emendamento tre ministri del governo si sono dimessi: degli esteri Alistair Burt, della salute Steve Brine e dell'industria Richard Harrington - Guardian
Bruxelles - Di fronte alla crescente possibilità di un'uscita senza accordo del Regno Unito dall'UE, ieri la Commissione europea ha portato a termine i preparativi per far fronte a questa possibilità. Ad oggi la Commissione ha presentato 19 proposte legislative: 17 proposte sono state adottate o approvate dal Parlamento europeo e dal Consiglio. È attualmente in corso l'adozione formale di tutti gli atti da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Due proposte saranno finalizzate dai due colegislatori a tempo debito Commissione europea




BREXIT - La May in bilico - Governo britannico in rivolta contro Theresa May: diversi ministri vogliono un leader ad interim per completare il processo della Brexit, scrivono i giornali di Londra. Secondo il "Sunday Times", almeno sei ministri importanti vogliono che il suo vice, David Lidington, prenda la guida dell'esecutivo fino a quando non ci saranno le elezioni formali. Le tensioni, scrive il giornale, sfoceranno nella riunione di gabinetto programmata per oggi quando i ministri minacceranno le dimissioni in massa se la May non lascerà la poltrona da primo ministro - Rainews
La marcia di Londra -
 Il Regno Unito si ferma. Per le strade della capitale si dipana una nuova "London calling". È quella "cantata" da un milione di manifestanti inglesi. Che di Brexit, a quanto pare, non vogliono proprio sentir parlare.
Le bandiere azzurre con le stelle gialle dell'UE la fanno da padrone nella folla, oceanica, partita dalla centralissima Park Lane. Secondo i promotori della piattaforma 'People's Vote' i partecipanti sono stati più di un milione. Una cifra record - Huffingtonpost

22 marzo 2019

BREXIT - Consiglio europeo
Ieri è stata trovata l'intesa sul rinvio della Brexit. L'UE ha sottoposto al Regno Unito la possibilità di estendere la data dell'uscita al 22 maggio a condizione che la Camera dei Comuni dia il via libera all'Accordo di recesso.
Se l'Accordo non dovesse passare, entro il 12 aprile il Regno Unito potrà comunicare all'Unione europea se ha intenzione o no di partecipare al voto europeo, di fatto mettendo in discussione il processo. 

Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo ha poi annunciato che Theresa May ha accettato il piano. Tusk ha aggiunto che "fino al 12 aprile tutte le opzioni rimarranno aperte. Il governo del Regno Unito potrà ancora scegliere tra un accordo, nessun accordo, una proroga lunga o la revoca dell'articolo 50" - Consilium
Capitali in fuga da Londra - Mentre il Parlamento e il governo inglese non riescono a decidere quando e come uscire dall’Unione Europea, l’ultimo Financial Brexit Tracker di EY mette in guardia sui rischi della Brexit per la City di Londra, stimando in oltre mille miliardi di sterline il valore degli asset che potrebbero essere spostati dalla capitale inglese e 7mila posti di lavoro persi - Il Sole 24 Ore
Le reazioni di CBI e TUC
- Rispettivamente la principale confederazione dell'industria britannica e la più grande organizzazione che rappresenta i sindacati nel Regno Unito hanno unito le proprie voci per per veicolare un messaggio molto forte al governo. Insieme, in qualità di rappresentanti di milioni di lavoratori decine di migliaia di aziende chiedono alla May di cambiare approccio alla Brexit definendo lo stato attuale come un momento di emergenza nazionale. Imperativo è evitare uno scenario di no deal ed è necessario che il governo trovi un piano B per far fronte alla situazione attuale - The Guardian
La petizione -
Crescono di un migliaio al minuto le firme sulla petizione al parlamento e al Governo Britannico per fermare la Brexit. Ieri sera erano circa 1.251.000, ma è impossibile fornire un dato preciso, perché il sito di Westminster aggiorna ogni manciata di secondo e il ritmo è vorticoso - Eunews

21 marzo 2019

BREXIT - La premier britannica Theresa May ha chiesto - tramite una lettera al presidente Donald Tusk - un rinvio della Brexit al 30 giugno - POLITICO - la Repubblica 
Il Presidente del Consiglio Tusk ha risposto in conferenza stampa che il Consiglio è pronto a garantire un'estensione al 30 giugno condizionata al via libera della Camera dei Comuni all'Accordo di recesso - Guardian
Oggi e domani i Capi di Stato e di governo riuniti al Consiglio europeo ne discuteranno, anche se probabilmente non verrà presa alcuna decisione definitiva. 
Il voto -
In programma ci dovrebbe essere un terzo "meaningful vote" nella House of Commons la settimana prossima. Previsto subito dopo un Consiglio europeo straordinario per il 28 marzo che verosimilmente dovrebbe decidere sull'estensione.


20 marzo 2019


BREXIT - Londra - È “crisi politica” in Gran Bretagna, ha ammesso ieri Theresa May. La premier dovrebbe chiedere all’Unione europea un rinvio della Brexit, ma non ancora deciso per quanto tempo e per cosa. La riunione di Governo di ieri non solo non ha portato all'auspicata decisione unanime sui prossimi passi da compiere ma è finita in uno scontro aperto tra ministri pro e anti-Brexit.
Da Bruxelles
il negoziatore-capo Michel Barnier ha avvertito che "il Governo e il Parlamento britannici devono decidere in tempi molto stretti un piano concreto". I 27 devono agire nel proprio interesse, ha sottolineato, perché "prolungare l’incertezza senza un progetto chiaro avrebbe costi economici e politici per la UE" - Il Sole 24 Ore
Il voto -
Intanto il terzo meaningful vote potrebbe essere indetto per il 28 marzo, il giorno prima della deadline fissata dall'Art.50 - Channel4
Misure "no-deal"
- Ieri il Consiglio ha adottato una serie di atti legislativi nel contesto dei suoi preparativi d'emergenza per l'eventualità di una Brexit senza accordo ("no deal").
L'obiettivo è limitare i danni più gravi che sarebbero causati da una Brexit disordinata in settori specifici in cui il mancato accordo avrebbe conseguenze pesantissime per cittadini e imprese. Gli atti vengono ad aggiungersi ad altre misure, come quelle sui diritti dei cittadini, adottate dagli Stati membri nei preparativi per un eventuale "no deal".
Si tratta di misure di natura temporanea e portata limitata, adottate unilateralmente dall'UE. I settori interessati sono:
    • Coordinamento della sicurezza sociale
    • Programmi Erasmus+ e PEACE
    • Pesca
    • Trasporti
    • Prodotti a duplice uso
Intanto, la ministra francese Nathalie Loiseau ha chiamato il suo gatto “Brexit” perché "mi sveglia ogni mattina miagolando forte per chiedere di uscire, ma poi quando apro la porta rimane lì fermo, indeciso se andare fuori" - The Indipendent via @marcobreso
19 marzo 2019
BREXIT - Il voto - Non c'è ancora una svolta fra Theresa May e i ribelli della sua maggioranza sull'accordo sulla Brexit. Lo ha confermato ieri un portavoce di Downing Street, precisando che i colloqui proseguono con gli alleati nordirlandesi del Dup, ma che un terzo voto di ratifica sarà fissato solo di fronte a "una realistica prospettiva di successo".
Da Bruxelles intanto una fonte UE fa sapere che i 27 sono pronti ad attendere anche la settimana prossima e valutare una richiesta di rinvio "fino a un'ora prima" della scadenza d'uscita del 29 marzo.
E ieri è arrivato l'ennesimo duro colpo a Theresa May e al suo estremo tentativo di riproporre in Parlamento l’intesa sottoscritta con l’Unione Europea. John Bercow, il presidente della Camera dei Comuni diventato famoso in questi mesi per il piglio deciso e le espressioni colorite, ha chiarito che il governo non può riproporre per la terza volta il medesimo accordo già bocciato due volte, pur con alcune variazioni semantiche che non cambiano la realtà dei fatti - Il Sole 24 Ore

18 marzo 2019

BREXIT - Se il Parlamento non appoggerà l'accordo sulla Brexit, c'è la possibilità che la Gran Bretagna "non lasci l'UE per molti mesi, forse mai". Lo ha affermato il premier britannico, Theresa May, in vista della terza votazione sul divorzio dall'Unione europea prevista martedì. Se i parlamentari appoggeranno il suo accordo prima del Consiglio europeo di giovedì, allora la May cercherà "una breve estensione tecnica" oltre la data del 29 marzo per lasciare l'UE - TgCom
Non ci sono però certezze riguardo al terzo voto sull'Accordo di recesso che, secondo il Cancelliere dello Scacchiere Hammond potrebbe essere rinviato. Cruciali saranno i negoziati di oggi con il DUP


15 marzo 2019

BREXIT - Londra - Dopo tante pesanti sconfitte il governo di Theresa May porta a casa finalmente un piccolo successo alla Camera dei Comuni: Westminster dà il via libera con 412 sì e 202 no alla mozione che gli consentirà di chiedere all'UE un rinvio "breve" della Brexit, dal 29 marzo al 30 giugno, con l'obiettivo di riproporre intanto per la terza volta al voto di ratifica del Parlamento l'accordo di divorzio raggiunto con Bruxelles a novembre e già bocciato due volte. Il voto è previsto per la settimana prossima. Ma il rinvio della scadenza per la Brexit non è automatico: spetterà ai leader dei 27 Paesi membri decidere all'unanimità - Skytg24
Tusk
- Intanto, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk nei colloqui prima del Consiglio europeo del 21 e 22 marzo farà appello ad “essere aperti” verso un’estensione dei termini dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea.
“Durante le mie consultazioni prima dell’#EUCO, farò appello agli EU27 di essere aperti anche ad una lunga estensione se UK ritiene che sia necessario ripensare la sua strategia di #Brexit e costruire consenso attorno a essa”, ha annunciato Tusk in un tweet - Askanews


14 marzo 2019

BREXIT - No deal - Ieri il Parlamento ha votato (312 a 308) un emendamento che chiede al governo di escludere in ogni circostanza e in qualsiasi momento lo spauracchio del No Deal, cioè l'uscita senza accordo di Londra dall'Unione europea. Un segnale fortissimo, ma non vincolante: il "No Deal" rimane tecnicamente automatico il 29 marzo qualora non ci fosse un accordo o un'estensione della scadenza approvata dall'UE.
Oggi verrà votata invece una mozione per estendere la scadenza del 29 marzo per avere un accordo sulla Brexit, con due possibilità: un rinvio breve (fino a giugno) e uno più lungo (forse di un anno)  - la Repubblica - BBC


12 marzo 2019
BREXIT - Il Parlamento inglese ha bocciato nuovamente con un'ampia maggioranza (391 No a 242 Sì) l'Accordo di recesso piano presentato da Theresa May per la Brexit.
Oggi si terrà il dibattito e il voto sulla mozione riguardante un'uscita del Regno Unito senza accordo e domani - se passassero i no a questa mozione - il Parlamento voterà per un'estensione della scadenza dell'art. 50 - la Repubblica


11 marzo 2019
BREXIT - Il voto - Martedì previsto un nuovo voto sull’Accordo di recesso, mentre si avvicina la scadenza del 29 marzo entro la quale il Regno Unito dovrebbe lasciare l'Unione Europea.
Il caponegoziatore UE Barnier ha offerto la possibilità al Regno Unito di "un'uscita unilaterale" dalla clausola di "backstop" per l'Irlanda del Nord - Michel Barnier tweet
La May
da parte sua ha ribadito per l’ennesima volta che il suo accordo sulla Brexit è l’unico possibile, che le altre strade (inclusa la possibile estensione della scadenza del 29 marzo, oltre la quale c’è lo strapiombo del No Deal) possono far deragliare definitivamente l’uscita del Regno Unito dall’UE e che l’Europa stessa deve fare di più: “Tutti dobbiamo fare uno sforzo per raggiungere il nostro obiettivo, anche l’Ue, perché il No Deal interessa anche loro” - la Repubblica
Intanto, a Londra la May sta valutando le ultime mosse per convincere la parte più euroscettica del partito a votare l'accordo e potrebbe sacrificare la sua premiership per lasciar la "gestione" della seconda fase dei negoziati - quelli sulla futura relazione - a un Brexiter.


8 marzo 2019
BREXIT - Si apre un weekend decisivo per la May e il corso della Brexit. Dopo il ritorno a Londra con un nulla di fatto scaturito dagli incontri dei giorni scorsi la May rischia di perdere nuovamente il voto sull'Accordo di recesso il prossimo 12 marzo .
Nei giorni scorsi il Regno Unito avrebbe proposto due potenziali soluzioni entrambe rifiutate da Barnier in quanto avrebbero previsto una riapertura del testo dell'Accordo. La prima sarebbe stata l'idea di istituire un "arbitrato" incaricato di verificare l'impegno delle parti a non applicare la clausola di backstop. La seconda sarebbe stata una clausola "mini-backstop" applicabile soltanto alle infrastrutture fisiche di confine - Buzzfeed

7 marzo 2019
BREXIT - Rimangono ancora difficili le discussioni tra l'UE e il Regno Unito sulla Brexit. Nelle ultime ora le gli incontri tra Michel Barnier il ministro per la Brexit Stephen Barclay e il procuratore generale Geoffrey Cox "si sono svolti in un'atmosfera costruttiva, anche se non è stata identificata una soluzione che sia coerente con l'accordo di divorzio, incluso il protocollo sull'Irlanda del Nord, che non sarà riaperto".
Intanto nei prossimi giorni Londra potrebbe tornare a Bruxelles con una nuova proposta che se necessario potrebbe essere discussa a livello tecnico nel weekend. In questo caso lunedì ci potrebbe essere un incontro tra la May e Juncker a Bruxelles - Adam Fleming

5 marzo 2019
BREXIT - L'apertura dei Tory -  Si apre qualche speranza, forse, per un via libera all'accordo sulla Brexit che Theresa May si è impegnata a sottoporre di nuovo al voto del Parlamento britannico fra meno di 10 giorni, entro il 12 marzo. 
Tutto nasce da una lettera inviata alla May e anticipata dal Sunday Times nella quale otto deputati - in rappresentanza dei Tory euroscettici più oltranzisti, quelli dello European Research Group guidato da Jacob Rees-Mogg, e degli alleati della destra unionista nordirlandese del Dup - fissano le loro "tre condizioni" per dire sì questa volta alla ratifica.
E di fatto mostrano di potersi 'accontentare' di un testo aggiuntivo di Bruxelles a garanzia di una durata non illimitata del backstop (la contestata clausola di salvaguardia sul confine aperto irlandese) il cui valore legale sia assicurato dall'attorney generale Geoffrey Cox - AnsaEuropa

4 marzo 2019
BREXIT - L’ipotesi, al momento, fatica a imporsi su entrambe le sponde della Manica. Ma esiste: in caso di rinvio della Brexit oltre la sua data di avvio ufficiale, il 29 marzo 2019, i cittadini britannici potrebbero essere chiamati al voto per le elezioni europee del 2019. Una beffa che farebbe da suggello a tre anni di negoziati e diversi testacoda del processo di divorzio, incluso lo scenario di un secondo referendum dopo quello del 23 giugno 2016.
Alcuni sondaggisti si stanno sbizzarrendo sulle proiezioni di voto per elezioni, raccogliendo gli umori di un elettorato che mostra disaffezione per il partito di governo (i conservatori) e qualche stanchezza per l’opposizione laburista. Ma la domanda che incombe è, soprattutto, di natura tecnica: quali condizioni obbligherebbero Londra a votare alle elezioni di maggio? Il Regno Unito dovrebbe esprimere davvero i suoi parlamentari, sia pure con la prospettiva di una permanenza momentanea a Bruxelles e alle plenarie di Strasburgo? Ecco gli scenari principali - Il Sole 24 Ore

26 febbraio 2019
BREXIT - Rinvio - Secondo il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk un rinvio ulteriore della Brexit oltre la scadenza del 29 marzo "sarebbe una soluzione razionale" per Londra. Tusk lo ha detto ieri in conferenza stampa a Sharm el Sheikh, in Egitto, al summit tra UE e Lega araba dopo aver incontrato Theresa May - Rainews
Le dichiarazioni di Tusk si allineano con le anticipazioni del Guardian secondo cui addirittura la Brexit potrebbe essere rimandata fino al 2021. La May continua però per la sua strada convinta che tutto si possa chiudere entro il 29 marzo. Il voto cruciale sull'accordo di divorzio è previsto per il al 12 marzo, non appena 11 giorni prima della scadenza - Lettera 43
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