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ultimo aggiornamento 02/23/2021
Italia: mercati favorevoli, ma consumi in attesa. Eurozona a rilento, gli Usa ripartono
Sui mercati finanziari c’è più fiducia nell’Italia, ma i consumi restano in attesa, pronti a scattare. In Italia i servizi vanno peggio dell’industria, gli investimenti privati faticano a ripartire, l’export è in altalena.  Dinamica incerta degli scambi mondiali, Eurozona a rilento, mentre gli USA ripartono con massicce misure di policy.  Germania e Italia: stessa pandemia, ma ampio divario nell’andamento del PIL.
L'economia italiana e internazionale in breve

Più fiducia sui mercati. I mercati finanziari ora danno credito all’Italia: il tasso sovrano ha registrato un netto calo a febbraio a riflesso della formazione del nuovo Governo. Il BTP decennale è ai minimi storici (0,52% medio nel mese), lo spread sulla Germania a +0,98%, valore che non si vedeva dal 2015. Questo calo, se permanente, taglia il costo del debito per il Paese. Anche la Borsa italiana ne ha beneficiato, recuperando rapidamente dopo il ribasso di gennaio (+6,1% da inizio febbraio), pur rimanendo sotto i valori pre-Covid (-9,8%). Ciò potrebbe spingere la fiducia di famiglie e imprese italiane (rimasta debole a gennaio) e migliora lo scenario per il PIL nel 2021. Anche se le restrizioni anti-Covid restano in campo e nel 1° trimestre un recupero dell’attività è ormai compromesso. Peraltro, rischi al ribasso emergono riguardo al ritmo di aumento dei vaccinati: deve essere più rapido per raggiungere le soglie obiettivo fissate a livello UE entro giugno. L’effetto netto è che cresce la probabilità di un segno positivo del PIL già nel 2° trimestre, ma si conferma che un vero rimbalzo si potrà avere solo nel 3° trimestre.

Consumi fermi, pronti a scattare. Lo scenario incerto e i limiti a spostamenti e acquisti spingono una parte delle famiglie a risparmiare: nel 2020 i depositi hanno registrato un aumento “extra” di 26 miliardi rispetto al trend (pari al 2,7% dei consumi privati; stime CSC). La domanda interna resta debole a gennaio: gli ordini domestici dei produttori di beni di consumo sono stabili; le immatricolazioni di auto sono salite dello 0,4%. Ma un allentamento delle restrizioni potrebbe rilanciare fortemente i consumi.
Servizi peggio dell’industria. Nei servizi la flessione dell’attività è meno marcata a inizio 2021 (PMI risalito a 44,7), ma le condizioni di domanda restano deboli a causa delle misure anti-pandemia ancora in campo. Nell’industria, il PMI è salito a 55,1 a gennaio, segnalando un rafforzamento del recupero; la produzione ha iniziato il 2021 con una crescita dell’1,0%, dopo aver chiuso debole il 2020 (stime CSC).

Investimenti privati: ripartiranno? I prestiti alle imprese hanno corso nel 2020, toccando un picco al +8,5% annuo a dicembre, senza però che il maggior debito si potesse tradurre in investimenti, data l’erosione del cash flow in molti settori. Le prospettive per gli investimenti restano deboli nel 2021: le aziende prefigurano un aumento della spesa, ma rispetto ai minimi del 2020 (indagine Banca d’Italia).

Export in altalena. L’export italiano di beni è calato del 4,1% in dicembre, vanificando l’aumento di novembre; la flessione è diffusa ai mercati UE ed extra-UE e ai principali gruppi di beni. Nel complesso del 2020 l’export è caduto del 9,2%, ma con una progressiva e accidentata risalita dopo il crollo iniziale: tale recupero è stato trainato dalle vendite in Germania, USA e Cina. Secondo gli ordini manifatturieri esteri, le prospettive per inizio 2021 sono abbastanza positive, specie nei beni intermedi e di investimento, grazie al rafforzamento della domanda in mercati esteri chiave (Europa e Nord America).

Scambi mondiali incerti. Grazie a un graduale recupero, il commercio mondiale è tornato sopra i livelli pre-crisi a fine 2020. Le prospettive per inizio 2021 sono ancora frenate dall’incertezza sulla diffusione della pandemia, come segnalato dall’indebolimento degli ordini esteri globali (PMI a 50,1 a gennaio). Buon segnale dal prezzo del Brent a febbraio, balzato a 64 dollari al barile, vicino al livello pre-Covid.


Germania e Italia: stessa pandemia, divario nel PIL

Il PIL ai tempi del Covid. La flessione del PIL nel 2020 è stata del -8,9% in Italia, peggio del -5,3% in Germania. È utile notare come questo divario sia maturato. Nella prima metà del 2020, a causa della diffusione della pandemia e dell’adozione di forti misure di contenimento, l’Italia ha subito una caduta più profonda (-5,5% nel 1° trimestre, -13,0% nel 2°). Grazie al calo dei contagi in estate, un ampio rimbalzo è stato registrato in Italia nel 3° trimestre (+16,0%), molto più che in Germania, tanto da colmare quasi il ritardo. Ma le restrizioni anti-pandemia dopo l’estate hanno condotto in Italia a una nuova flessione (-2,0% nel 4° trimestre), mentre la Germania ha evitato tale ricaduta e parte in condizioni migliori nel 2021. Questi diversi sentieri del PIL sono dovuti ad almeno cinque fattori. Sottostante, resta il nostro gap strutturale di crescita.

1. Restrizioni anti-pandemia. misure di contenimento adottate nei due paesi da marzo 2020, con impatti diretti sull’attività economica, sono state simili, ma mai identiche: limiti alla mobilità delle persone, chiusure di negozi, esercizi, uffici, fabbriche. In particolare, con la prima ondata di pandemia, la Germania ha varato limiti meno stringenti per le attività industriali: ciò spiega parte del suo minor calo del PIL. A inizio 2021, in entrambi i paesi si ragiona su quando si potranno allentare gradualmente le restrizioni.

2. Quota di turismo. Sull’impatto della pandemia ha giocato un ruolo cruciale il settore del turismo, il più colpito dalle misure restrittive per contenere il Covid. In Italia il settore turistico è molto più ampio: genera il 6,0% del PIL (13% con l’indotto), contro il 3,9% in Germania (7% complessivo); contribuisce per l’8% dell’export (in Germania il 3%) e occupa 3,5 milioni di lavoratori (2,3 in Germania). Dunque, la forte caduta del turismo ha penalizzato più l’Italia. In generale, i servizi contano di più in Italia (74% del PIL, contro 70%).

3. Andamento delle costruzioni. Il settore delle costruzioni in Germania ha un peso maggiore sul PIL (6,0%, contro il 4,3% in Italia) e la sua dinamica, nonostante la pandemia, è rimasta positiva. Nel 1° semestre 2020 la produzione nelle costruzioni è stata in lieve incremento in Germania, a fronte di un’ampia caduta in Italia; nel complesso del 2020 l’attività del settore è cresciuta del 2,6% in Germania, contro un -7,0% circa in Italia.

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