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ultimo aggiornamento 11/25/2020
Italia: rischio di nuova caduta, specie nei servizi. La pandemia minaccia il secondo stop agli scambi
L’Italia è a rischio di una nuova caduta in recessione a fine 2020: peggiorano soprattutto i servizi, ma anche nell’industria si è arrestata la risalita. La domanda interna è fragile, l’occupazione si è già fermata, le imprese hanno più debito, solo l’export era in risalita, ma la pandemia minaccia il secondo stop agli scambi mondiali. I tassi di interesse restano stabili in un’Eurozona che frena, mentre il petrolio risale nonostante gli USA sotto ritmo, e la crescita del Brasile sorprende.
L'economia italiana in breve

Seconda recessione. Le recenti misure restrittive per arginare l’epidemia inducono a stimare che nel 4° trimestre si avrà di nuovo un PIL in calo. L’impatto sull’economia italiana dovrebbe essere contenuto rispetto al crollo nel 1° e 2° (-17,8%), dato che molti settori produttivi restano aperti. Ciò avviene subito dopo il forte rimbalzo nel 3° (+16,1%), che aveva riportato l’attività al -4,5% dai livelli pre-Covid.

Peggiorano i servizi. Il PMI nei servizi (Purchasing Managers’ Index) segnala un ulteriore arretramento già in ottobre (46,7 da 48,8), con domanda indebolita. Dopo il recupero parziale del settore turistico fino ad agosto, a fine anno in vari segmenti le perdite saranno ancora vicine al 70% (stime Federturismo).

Industria: risalita stoppata. Nell’industria, viceversa, il PMI in ottobre (53,8) ha fornito ancora segnali positivi. Tuttavia, la produzione già a settembre-ottobre ha visto interrompersi il suo rapido recupero, sui livelli pre-Covid: ciò potrebbe preludere a una nuova, moderata, caduta nel 4° trimestre.

Domanda interna fragile. Gli indicatori segnalano fino a ottobre una tenuta, dopo il rimbalzo nei mesi estivi. Gli ordini interni dei produttori di beni di consumo sono risaliti a -28,3 (-34,4 nel 3° trimestre), quelli dei produttori di beni strumentali a -31,4 (da -42,8). La fiducia delle famiglie però diminuisce, con forte calo delle attese sull’economia: ciò alimenta la propensione al risparmio. L’ICC segnala in ottobre un -8,1% annuo dei consumi: i dati peggiori sono per turismo, servizi per il tempo libero, trasporti.

Stop dell’occupazione. L’occupazione si è di nuovo appiattita a settembre, dopo la risalita temporanea a luglio-agosto. La disoccupazione sembra ripuntare verso il basso, come a marzo-aprile, per la contrazione della forza lavoro. Il 4° trimestre anche per l’occupazione si preannuncia in negativo.

Più debito per la liquidità. A settembre la dinamica del credito alle imprese ha accelerato ulteriormente (+6,8% annuo, da -1,0% a gennaio), per sopperire alla carenza di liquidità. I prestiti con garanzie pubbliche hanno superato i 110 miliardi a novembre (dati Task Force). Ciò peserà sul debito bancario (da 16,5% a 18,9% del passivo, stime CSC) e sugli oneri finanziari, riducendo le risorse per investimenti.

Export in risalita. L’export di beni è rimbalzato del 30,3% nel 3° trimestre (-3,2% dai valori di febbraio). Il recupero ha riguardato tutti i principali tipi di beni e, con ritmi diversi, i maggiori mercati. Le indicazioni a inizio 4° trimestre erano positive: in risalita gli ordini manifatturieri esteri. Tuttavia, le probabilità di una nuova caduta a fine anno sono alte, a causa della pandemia, specie nelle voci legate al turismo.


Conseguenze e prospettive dopo le elezioni USA

Il risultato delle elezioni USA. Gli esiti elettorali non sono ancora del tutto definiti. Al momento, il nuovo presidente eletto Biden (Democratici) non dispone di una maggioranza al Senato, anche se potrebbe ottenerla a gennaio. Senza tale maggioranza, Biden difficilmente sarebbe in grado di imprimere un netto cambio di rotta, con le misure annunciate nel programma: stimolo di bilancio, investimenti pubblici, riforme fiscali, sanitarie e climatiche. Nel breve periodo resta preponderante l’emergenza sanitaria: la presidenza Biden potrebbe favorire misure anti-Covid più stringenti, come in vari paesi UE, provocando però una frenata dell’economia USA, almeno finché un vaccino non sarà disponibile su larga scala.

Incertezza di policy molto alta. Le future politiche economiche USA restano quindi incerte, frenando le decisioni di investimento e gli scambi produttivi e commerciali. Tuttavia, l’incertezza è inferiore rispetto al picco toccato con la prima ondata della pandemia. In prospettiva, uno scenario più chiaro riguardo ai nuovi equilibri politici USA potrebbe ridurre l’incertezza e accrescere la fiducia degli operatori economici, nazionali ed esteri. Lo scenario per il medio termine potrebbe essere caratterizzato da un minore “isolazionismo” USA, che tornerebbero ad operare attraverso i canali multilaterali. In particolare, con un ripensamento rispetto alla possibile uscita dalla WTO. Sullo scontro commerciale USA-Cina, Biden non si è mai impegnato ad allentare sanzioni o dazi imposti negli ultimi anni, ma nuove misure potrebbero essere prima condivise con l'Europa ed altri alleati. Il ritorno al dialogo USA-UE è la priorità dell’Europa, che punta alla sospensione dei dazi, ma non necessariamente quella di Biden. Il quale ha ripreso la “clausola di preferenza nazionale” di Obama per i pacchetti di stimolo (Buy America) ed è prevedibile che l’Europa eccepirà la natura discriminatoria di alcune delle misure in cantiere.

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